L’importanza della lettura

17555429115_0abd8ddde1_kOggi vorrei soffermarmi su quello che per me è l’elemento cruciale nella stesura di un romanzo: la lettura, che è anche ciò che dà il nome al blog.

Ma come, Chiara? Io voglio scrivere, mica leggere!

Lo so, lo so, ma lasciami venire al dunque.
Ho iniziato a scrivere, con l’idea di pubblicare un romanzo tramite editoria tradizionale, più o meno all’età di sette anni.
A dodici anni ho iniziato la stesura del mio primo romanzo sul mio bellissimo computer olidata all’incredibile velocità di cinquanta caratteri l’ora.
Cosa scrivevo? Schifezze immonde.
Le idee non mi mancavano, c’erano giovani detective, assassini psicopatici, medium adolescenti e fantasmi dalla parlantina irritante.

Ora analizziamo il problema.

Prendete un cliché, mettetegli gli occhiali, lisciategli i capelli e impomatategli le guanciotte.
Inseritelo in una scenografia di cartone e fatelo volare legato a dei cavi d’acciaio ben visibili.
In questo modo avrete la miscela giusta per scrivere anche voi la vostra schifezza immonda.

Ma io pensavo fosse una ricetta per scrivere un romanzo, non schifezze immonde!

Molto bene, allora veniamo al nocciolo della questione. Non si può pensare di scrivere un romanzo senza avere alle spalle un bagaglio culturale sufficiente a sostenere l’Idea.
L’Idea è un istante, è qualcosa che si genera in modo del tutto spontaneo e che viene scaturito da una particolare emozione o situazione coinvolgente.
L’idea è facile e fluttua leggera nell’etere del pensiero. Non ha radici, né corpo, né struttura.
Non ha niente, è come un palloncino pieno di elio.
Peccato che un romanzo non sia un’accozzaglia di idee fluttuanti.
L’unico modo per evitare inutili cliché, personaggi stereotipati spessi come un foglio di carta velina e trame che sembrano un groviera è leggere.

Se non leggi, non puoi scrivere.

La grammatica puoi averla studiata a scuola, ai problemi di ortografia si rimedia con un buon vocabolario, ma la scorrevolezza e la coerenza del pensiero si imparano solo leggendo.
Non solo: si impara a scrivere un certo genere di letteratura solo leggendo romanzi dello stesso genere.

Come esempio, vi presenterò la mia esperienza personale.

A dodici anni ho cercato di scrivere un romanzo giallo.
Sorvolando sullo spessore psicologico dei personaggi (che non poteva essere superiore a quello di una dodicenne), io non avevo mai letto un giallo. All’epoca vedevo Detective Conan in televisione e volevo diventare un’investigatrice. Sufficiente per scrivere un libro sull’argomento, giusto?

No.

Di quella storia, ho scritto una cinquantina di pagine e le ho fatte leggere ai miei genitori che mi hanno massacrata per le incongruenze di trama e le assurdità delle situazioni che avevo creato.

Grazie mamma, grazie papà, per essere stati onesti con me: era una vera schifezza e il giallo non è nelle mie corde.

La delusione è stata atroce e ho smesso di scrivere.
Non ho smesso di leggere, però.
Mi sono appassionata ai romanzi di formazione, in cui la psiche del personaggio rivestiva il ruolo centrale all’interno della trama.
Il primo che ho letto e che mi ha fatto amare il genere è stato “Un ragazzo” di Nick Hornby, a cui è seguito “Il giovane Holden”, che non ha bisogno di presentazioni.

Leggendo quei romanzi, ho sentito di avere anch’io qualcosa da comunicare. Sentivo di voler esprimere un processo di crescita che stavo vivendo personalmente.
Si trattava di scrivere ciò che conoscevo.
E così ho ripreso in mano la penna, anzi, la tastiera.

Nel frattempo, si è sviluppato anche il mio amore per i manga, che mi hanno aiutata molto nell’apprendimento dei punti cardine di un dialogo ben riuscito e senza forzature (di questo parlerò in un prossimo post).

Il punto è che se non avessi letto quei romanzi di formazione, né qualche centinaio di serie manga differenti, a cui con il tempo si sono aggiunti i romanzi di Terry Brooks, Ken Follett, J. K. Rowling e tanti altri, ora non sarei in grado di scrivere a un livello accettabile (o almeno spero che lo sia).

I personaggi non avrebbero spessore, il fantasy non saprei nemmeno che accidenti è, il contesto storico-sociale in cui ambiento le mie storie avrebbe la consistenza del burro lasciato sotto al sole a Ferragosto.

Quindi, se siete quegli aspiranti scrittori che dicono “devo scrivere, non ho tempo per leggere”, mi dispiace, ma siete sulla strada sbagliata.

Se volete scrivere qualcosa di un genere particolare, documentatevi e leggete altri romanzi di quel genere, per imparare cosa va fatto e cosa è da evitare.

Vi ho convinti almeno un pochino dell’importanza della lettura? Voi scrivete soltanto o leggete di pari passo?

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7 Comments

  1. Complimenti! Accattivante presentazione e tema d’esordio.
    Io sono una lettrice vorace e le tue parole mi hanno molto incuriosito… scrivere? No non credo di averne la velleità, però mi piace molto leggere i pensieri, i racconti e le storie “ascoltando” chi ha la voglia di mettersi in gioco.
    Aspetto con ansia l’evolversi di questo blog neonato, brava! 🙂

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