Autobiobibliografia (seconda parte)

14784975065_ce93ffe451_oLa scorsa settimana ho pubblicato la prima parte della mia autobiobibliografia, ispirata al meme indetto da Ivano Landi.
Oggi vi lascio alla seconda parte.

  1. Hornby, Nick, Un ragazzo
    Ho letto questo libro che andavo ancora alle medie. Ricordo di aver adorato Marcus e Will nel loro crescere ed evolvere lungo il dipanarsi della storia. I personaggi, tutti così diversi e ben caratterizzati, mi sono rimasti nel cuore e ancora li ricordo con affetto. Mi chiedo se riproverei le stesse emozioni rileggendo adesso questo romanzo.
  2. Huxley, Aldous, Il mondo nuovo
    Consigliatomi dalla mia professoressa di inglese del liceo, ci ho messo cinque anni a decidere di leggerlo. Si tratta di un romanzo distopico (o utopico, a seconda dei punti di vista) di genere fantascientifico che risale al 1932. Mi è piaciuto e, avendo già alle spalle svariate letture del medesimo genere, ho ritrovato in esso temi appartenenti a saghe e romanzi più recenti che già avevo apprezzato.
  3. Joyce, James, Gente di Dublino
    Mi piace Joyce, anche se trovo che talvolta le descrizioni tendano a diventare un po’ prolisse e che alcuni passaggi richiedano un’attenta riflessione per essere compresi a fondo. In questo romanzo è interessante osservare come avviene l’alternanza di paralisi (talvolta rappresentata in senso fisico, altre volte in senso metaforico, ma sempre con un significato morale) ed epifania (che non sempre avviene) in relazione alle caratteristiche individuali di ciascun personaggio. Il racconto che mi è rimasto più impresso è “Clay”, che in italiano è stato tradotto con “Polvere”. “Clay”, in realtà, significa “argilla” ed è la scelta che la protagonista fa, da bendata, tra una serie di piattini contenenti oggetti simbolici.
    Il racconto che chiude la raccolta si intitola “The Dead”. Per quanto trovi affascinante la tematica del passionale ricordo passato che soppianta l’evanescente figura presente, non sono riuscita a provare quella sensazione di immedesimazione nei personaggi che avevo sperimentato nei racconti precedenti.
    È una lettura che consiglio e, se la conoscenza dell’inglese lo consente, vale davvero la pena di leggerlo in lingua originale.
  4. King, Stephen, Il miglio verde
    L’autore è noto soprattutto per la sua produzione di romanzi horror di cui, lo ammetto, non ho mai letto nulla perché basta la parola “horror” a farmi storcere il naso. Non avendo però pregiudizi di sorta nei confronti dell’autore, mi sono dedicata a questa lettura, di cui avevo già letto degli spezzoni aiutando un’amica nella preparazione della sua tesina per la maturità. La storia è narrata dal punto di vista di Paul Edgecombe, una guardia carceraria che lavora nel braccio della morte. Lo stile è pulito, senza fronzoli, è risente dell’originaria pubblicazione a puntate. La trama è cruda e toccante e si svolge in quel microcosmo che è il “miglio verde”, l’ultimo miglio che i condannati percorrono prima di giungere alla sedia elettrica.
  5. Malle, Louis, Arrivederci ragazzi
    Ricordo poco di trama e personaggi ma quando rievoco il titolo di questo libro provo la stessa sensazione di coinvolgimento emotivo che mi aveva investita ai tempi delle medie, quando facevo le mie prime letture e scoprivo, poco a poco, che esistevano anche libri belli.
  6. Manfredi, Valerio Massimo, Lo scudo di Talos
    Anche questo libro si può annoverare tra quelli che mi hanno fatto amare la lettura e che mi hanno fatto pensare che non tutti i libri assegnati a scuola fossero noiosi. L’ho letto in seconda liceo e l’ho riletto di recente a mio fratello, apprezzandolo come se fosse la prima volta. Unica pecca, il finale “aperto” che non sa di conclusione e che lascia un po’ l’amaro in bocca.
  7. Murakami, Haruki, Kafka sulla spiaggia
    Ho letto diversi libri di Murakami. Questo romanzo surreale, al confine con il fantasy, riesce alla perfezione nella “sospensione dell’incredulità” da parte del lettore. Nakata, un anziano signore in grado di parlare con i gatti, è uno dei personaggi meglio riusciti che mi sia capitato di incontrare, caratterizzato da un’ingenuità e da un’innocenza fuori dal comune.
  8. Nivoli, Gian Carlo, Assassini dell’umanità: la patologia mentale del tiranno
    Si tratta di un saggio che analizza a fondo la psiche dei grandi dittatori della storia, mettendo a confronto le figure di Hitler e Stalin. L’autore ne delinea un ritratto tanto accurato quanto inquietante, soprattutto se ci si ferma a riflettere sull’impatto che questi individui, gli “assassini dell’umanità”, hanno sulla folla.
  9. Orwell, George, 1984
    Come ormai sarà chiaro dalla mia autobiobibliografia, ho una passione per i romanzi di genere distopico. Su questo romanzo non so bene che dire, ogni parola mi sembra di troppo e una trama di poche righe sarebbe riduttiva. Certo è che mi è piaciuto, l’ho trovato crudo e dal forte impatto emotivo. Il tema dell’importanza della memoria storica mi è caro e qui, a differenza di quanto accade in Fahrenheit 451, viene posto l’accento sulla facilità di manipolazione di cittadini che non hanno ricordo del passato. Forse la mia ossessione nel voler ricordare ogni cosa, fin nel più piccolo dettaglio, è stata condizionata dalle mie letture o forse è stata la mia ossessione a indirizzarmi su questo genere di romanzi.
  10. Orwell, George, La fattoria degli animali
    La storia si svolge in una fattoria in cui gli animali, stanchi dello sfruttamento operato dall’uomo, si ribellano e instaurano una nuova società costituita solo da animali. Il nuovo “governo” viene a crearsi su principi di uguaglianza e fraternità che ben presto vengono violati da una nuova classe dirigente, formata dai maiali, tra i quali si ergerà infine un unico dittatore. I comandamenti originari che avrebbero dovuto garantire pari diritti a tutti gli animali vengono sostituiti da un’unica frase “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”.
  11. Pirandello, Luigi, Il fu Mattia Pascal
    Vivere una vita non appagante e avere la possibilità di cambiarla assumendo un’altra identità dopo essere stati dichiarati morti e con un bel gruzzolo a disposizione. Chi non vorrebbe farlo?
    Nonostante il finale tutt’altro che roseo del romanzo, ricordo di aver fantasticato per giorni su questa eventualità e sul modo di aggirare il problema di un’identità fittizia non registrata all’anagrafe.
  12. Rodari, Gianni, Favole al telefono
    Come per le favole di Esopo, si tratta di una lettura serale della mia infanzia. Quando non volevo dormire (cioè ogni sera), mio papà si sedeva accanto a me e mi leggeva una delle storie che il ragionier Bianchi, protagonista della raccolta, raccontava a sua figlia.
  13. Rowling, J.K., Harry Potter
    Il mondo che la Rowling ha saputo creare è vasto e ricco di dettagli favolosi che, periodicamente, mi spingono a rileggere la saga da capo, con conseguente fracassamento di scatole a tutti quelli che mi conoscono. La burrobirra, le gelatine tutti i gusti più uno, le cioccorane, le figurine di streghe e maghi famosi, le bacchette di Ollivander, il Ghirigoro e tante altre stranezze e luoghi fantastici sono i sogni di generazioni di bambini, ragazzi e adulti che ancora attendono la loro lettera per Hogwarts.
  14. Salinger, Jerome David, Il giovane Holden
    Mi piace la scelta dell’autore di scrivere in prima persona con uno stile molto colloquiale. Quando l’ho letto la prima volta, ricordo di essere rimasta attratta dalla copertina completamente bianca che poi ho scoperto essere stata voluta dall’autore affinché il libro venisse scelto per il contenuto o così mi hanno detto. Non ho mai verificato se fosse vero, mi dispiacerebbe scoprire che si tratta di una leggenda metropolitana. Devo dire che è piuttosto strano che abbia scelto un libro dalla copertina bianca, visto quanto sono attratta dalle illustrazioni ricche di colori, e non saprei dire che cosa mi abbia spinta a leggerlo.
    Mi dispiace un po’ che il titolo originale “The Catcher in the Rye” non sia stato mantenuto, d’altra parte “il prenditore nella segale” non avrebbe avuto lo stesso impatto.
  15. Shakespeare, William, Amleto
    Ho letto il testo in lingua originale, ho amato il celebre monologo di Amleto “To be, or not to be” e questa è forse l’unica opera shakespeariana che ho riletto dopo il termine del liceo. Sono rimasta affascinata e attratta dalla figura tormentata e complessa di Amleto.
  16. Yourcenar, Marguerite, Memorie di Adriano
    È un romanzo storico strutturato come una lunga lettera scritta da Adriano in cui quest’ultimo narra le sue esperienze di vita pubblica e privata. Durante la lettura, mi sono ritrovata a credere che la lettera fosse stata scritta davvero da Adriano e mi sono affezionata alla figura dell’imperatore come fosse stato un caro amico.
  17. Zimmer Bradley, Marion, La signora delle tempeste
    Credo avessi meno di tre anni, quando strappavo questo libro dalle mani di mia mamma e facevo a pezzi la copertina (a oggi rattoppata con il nastro adesivo). Dopo averlo martoriato in ogni modo, tre anni fa ho deciso di leggerlo. Insomma, gli dovevo un minimo di rispetto, no? Una bella storia con personaggi ben delineati e riconoscibili. Ci sono rimasta un po’ male per l’assenza del lieto fine, per quanto abbia contribuito a imprimerlo meglio nella mia memoria.

A questo elenco, aggiungo una raccolta di racconti appartenenti alla “tradizione orale” della mia famiglia.
Mio papà, oltre a leggermi le favole di Esopo e di Gianni Rodari, era solito inventare una storia nuova ogni sera, la cui lunghezza era inversamente proporzionale al suo livello di stanchezza.
Il protagonista era un bambino di nome Juanin Balòss (Giovannino Furbo), le cui avventure erano ispirate alle marachelle che mio papà (Giovanni) aveva combinato da giovane.

Tutte le storie iniziavano con “c’era una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, un bimbo di nome Juanin Balòss” e si chiudevano con “un cugià d’oli, un cugià da pes, in là anch’amò adess”. Non so scrivere in dialetto brianzolo, perdonatemi eventuali strafalcioni, la traduzione in italiano è “ un cucchiaio d’olio, un cucchiaio di pesce, sono là ancora adesso”.

E dopo lunghe meditazioni su come presentare questi trentaquattro libri, posso dire di aver concluso la mia autobiobibliografia, con la speranza di avervi trasmesso l’importanza che queste storie hanno avuto per me.

Nel caso aveste stilato la vostra autobiobibliografia, sentitevi liberi di linkarla nei commenti qui sotto.

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8 Comments

  1. Indipendentemente da titoli e autori, alcuni li ho letti anch’io, trovo che la parte importante sia la traccia che, stando ai tuoi commenti, hanno lasciato dentro di te.
    La magia della lettura ha fatto il suo corso… così come gli epici episodi di tuo padre 🙂 che magari un giorno trasformerai in parole scritte e immagini per un libro di racconti per ” bambini che non vogliono dormire” e che aiuterà qualche papà meno fantasioso del tuo a coccolare i suoi bambini alla fine della giornata.
    Buona serata 🙂 e alla prossima !

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    1. Ciao Mary,
      proprio perché trovo che l’importante non siano il titolo o l’autore ma la traccia che i libri hanno lasciato in me, ho voluto investire sei ore (perché questo è il tempo che ho impiegato a scrivere le due parti della autobiobibliografia) nella scrittura di qualche riga su ciascuno di essi.
      Le storielle di Juanin Balòss faranno sempre parte di me e chissà che un giorno io non le metta davvero su carta 😉
      Già da piccola avevo fatto un piccolo libricino con la raccolte delle storielle “dei 30 secondi”, mini storie che finivano sempre in tragedia e che il mio papà mi raccontava in 30 secondi quando era troppo stanco per raccontare più a lungo 🙂

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        1. Sì, tutti dopo aver visto il film del primo volume al cinema.
          Ho letto la saga di “Hunger Games”, il primo volume di “The Maze Runner” (di cui probabilmente non leggerò gli altri, visto che non mi ha entusiasmata), il primo volume della saga di “Divergent” (di cui devo procurarmi gli altri due) e sto leggendo “The Giver” (mi piace molto e sono curiosa di leggere “Il figlio”, l’ultimo della saga).
          Alcuni fanno rientrare anche “Il signore delle mosche” tra i romanzi distopici, per via delle tematiche di costruzione e crollo della società sull’isola, però tendo a vederlo più come un romanzo di avventura…

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