Un petit livre oublié sur un banc

PRINT-LIVRET-OU-SONT-PASSES-V2-16Oggi vorrei parlarvi di una storia a fumetti in due volumi che mi è piaciuta molto e che s’intreccia alla perfezione con l’insieme di casualità che hanno fatto sì che ne venissi in possesso.

Quest’estate, il mio ragazzo e io siamo stati in vacanza in Francia, nell’entroterra provenzale, tra piccoli borghi e meravigliose abbazie ancora in attività.

Ci siamo tenuti lontani dal traffico, dalle carreggiate a corsia multipla, dalle spiagge sovraffollate e dai parcheggi strapieni. Abbiamo evitato le autostrade e ho guidato quasi esclusivamente su strade secondarie in mezzo a boschi, fiumi e cascatelle, facendo tappa nei piccoli paesini disseminati per la regione e che ci attraevano a colpo d’occhio (nella foto  seguente vedete l’abbazia di Aiguebelle).

Aiguebelle

Lungo la strada che da Embrun conduce a Nyons, siamo passati da Gap, un centro cittadino discretamente affollato in cui non avevo la minima intenzione di fermarmi (visti i quarantacinque minuti di coda del giorno precedente a Briançon per fare benzina). Il mio ragazzo, però, ha visto un cartello con la scritta espace culturel che puntava verso un centro commerciale di Gap e, dopo avermi implorata per un buon quarto d’ora di fermarmi, presa dall’esasperazione, ho svoltato a sinistra e sono entrata nel parcheggio del centro commerciale.

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Tralasciando gli improperi che ho tirato nel cercare uno stallo libero, posso dire che il mio umore è migliorato quando ho visto una favolosa bancarella che vendeva solo macarons. Decine e decine di macarons colorati e di gusti differenti, di cui ho ovviamente fatto incetta.
Nel frattempo, ancora mi chiedevo che accidenti fosse un espace culturel, ma i macarons valevano la sosta.

 

Mi sono lasciata guidare nel centro commerciale e ci siamo fermati davanti a un negozio che aveva più o meno l’aspetto di un Mondadori Multicenter, c’erano libri, cd, videogiochi e vari articoli informatici. Ho storto il naso e ho detto «tu mi avresti fatto impazzire a cercare un parcheggio per questo?» e lui, che ormai è abituato alle mie dimostrazioni estatiche, se n’è fregato altamente ed è entrato.

Superata la delusione per aver scoperto che ‘sto fantomatico espace culturel altro non è che una grossa libreria, mi sono detta “ehi! È pur sempre una libreria!”

Conosco il francese abbastanza bene ma non mi ritengo in grado di leggere un libro intero, così mi sono aggirata per un po’ nella sezione fumetti, scoprendo che era molto ben fornita e più ricca di qualsiasi sezione analoga che io abbia mai visto in una libreria italiana. Cercavo qualcosa di breve, un volume singolo o una serie che potessi comprare in blocco, e l’occhio mi è caduto su Un petit livre oublié sur un banc – Un piccolo libro dimenticato su una panchina.

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L’ho aperto sulla prima pagina (nella scelta dei fumetti parto dall’inizio, invece che dal finale) e ho trovato una scritta:
“Il y a une personne à l’origine de ce livre…”
“C’è una persona all’origine di questo libro…”

Jim, autore della storia disegnata da Mig, racconta che a ispirargliela è stata una donna conosciuta fuori da scuola, attendendo l’uscita del figlio. Questa donna, terminato di leggere un libro, non è solita riporlo nella sua libreria personale ma lo lascia su una panchina con un messaggio all’interno, un piccolo regalo per lo sconosciuto che lo troverà e lo porterà con sé.

Un livre sur un livre… Une femme qui aime lire…
Dopo questa breve introduzione, l’autore invita il lettore a scoprire la storia, che si apre con una vignetta senza didascalie, a pagina intera: una panchina con un libro appoggiato sopra.
Nelle pagine successive, una donna con un bambino nella carrozzina si siede, prende in mano il libro e legge la prima pagina:
“Ce livre est pour la personne qui le trouvera. Gardez-le. J’ai pris un grand plaisir à la lire,
Je tiens à ce que ce plaisir ne reste pas emprisonné sur un étagère de ma bibliothèque. Il est spécialement pour vous. Signé: un inconnu.”
“Questo libro è per la persona che lo troverà. Lo prenda. Leggerlo è stato per me un grande piacere, ci tengo a che questo piacere non resti confinato su un ripiano della mia libreria. È soprattutto per lei. Firmato: uno sconosciuto.”

La lunga odissea del libro (e di Camelia)
La donna col bambino si alza e rimette il libro sulla panchina, dove si siede Camelia, una ragazza giovane che lo prende e lo sfoglia. Accanto a lei si siede un uomo sulla settantina.
Camelia gli chiede allora se il libro gli appartiene e l’uomo risponde che no, non è suo. Così Camelia lo tiene e se ne va.
Nei giorni seguenti lo legge e lo porta con sé ovunque vada. Tra le pagine trova alcune parole cerchiate in rosso, le trascrive e deposita il libro su una panchina alla fermata dell’autobus. Nella confusione, non vede chi se ne impossessa. Semplicemente il libro non c’è più.
Passando da quella stessa panchina qualche giorno più tardi, ritrova il libro e, convinta che le parole cerchiate costituiscano un messaggio, si mette alla ricerca del mittente.
Nella sua ricerca, incontra persone diverse, alcune gentili, altre timide, altre ingannevoli e spocchiose. Trova la forza di dare una svolta alla sua vita e di dire no a un matrimonio che l’avrebbe resa infelice, dopo una convivenza che era ormai giunta al capolinea con un uomo che non l’amava.
Attraverso un percorso di crescita che non pensava di intraprendere, innescato da un libro trovato per caso su una panchina, Camelia arriva infine a trovare una persona sincera che forse un giorno potrebbe amarla come merita e scopre chi è il misterioso sconosciuto che le ha fatto dono del libro.

Se conoscete il francese, avete intenzione di leggere questo fumetto e non volete sapere chi è lo sconosciuto, saltate al paragrafo “conclusione”.

Lo sconosciuto
Ricordate, all’inizio della storia, l’uomo sulla settantina a cui Camelia chiede se il libro gli appartiene?
Ecco, lui è lo sconosciuto, nonché autore del libro.
Un uomo che ha scritto il suo primo romanzo e ne ha comprate ben quindicimila copie per supportarne la pubblicazione.
E quante pensate che ne abbia vendute? Nemmeno una.
Così gli è venuta l’idea di abbandonare le sue copie in giro per la città con un messaggio dedicato ai lettori per realizzare quello che era il suo sogno: essere letto.
A Camelia dice:
«C’est aussi une aventure pour moi, vous savez. Et probablement la dernière, donc la plus palpitante
«Sapete, anche questa è per me un’avventura. E probabilmente l’ultima, quindi la più emozionante.»

Conclusione
Lo sconosciuto ha infine dedicato il libro a Camelia, con il messaggio
Et une histoire d’amour va naître, peut-être… Á cause d’un petit livre faussement oublié un matin sur un banc… Je vous embrasse. Signé: Un inconnu.
E una storia d’amore nascerà, forse… A causa di un piccolo libro per finta dimenticato una mattina su una panchina… Vi abbraccio. Firmato: Uno sconosciuto

Camelia, su quello stesso libro, prima di depositarlo sulla panchina su cui lo aveva trovato la prima volta, risponde:
Merci! Je vous embrasse aussi… Fort fort! Signé: Une inconnue.
Grazie! Vi abbraccio anch’io… Forte forte! Firmato: Una sconosciuta.

La storia che s’intreccia con la realtà
Quel giorno di agosto, per caso, ho ascoltato il mio ragazzo (non crederete mica che io lo ascolti sempre, vero?).
Per caso, mi sono trovata nell’espace culturel di Gap.
Per caso, mi sono messa a vagare nella sezione fumetti.
Per caso, l’occhio mi è caduto proprio sulla copertina del volume 1 di questo fumetto e la fortuna ha voluto che ci fosse anche il 2.

Insomma, è stato un acquisto dettato dal caso e che sono contenta di aver fatto.
La casualità che ha fatto sì che Camelia venisse in possesso del libro lasciato dallo sconosciuto è forse la stessa che ha fatto sì che io leggessi questo fumetto?

 

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6 Comments

  1. Purtroppo non riesco a visualizzare le foto!
    In Francia il fumetto è considerato letteratura e ogni anno autori di fumetti (o meglio di BD) arrivano finalisti ai più importanti premi letterari. Il retro della medaglia è che i fumetti in edizione francese costano un botto!
    Quando vado in Francia faccio sempre tappa in fumetteria perché si trovano delle chicche meravigliose che magari non saranno mai tradotte in italiano (anche se da questo punto di vista stiamo migliorando)

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    1. Per le foto, ho provato a ridurre un po’ la risoluzione, ma non credo che cambi qualcosa. Forse è colpa di qualche plugin di wordpress per la visualizzazione delle immagini di cui non sono al corrente o magari hai un firewall che blocca un eccessivo caricamento dati (le foto dell’abbazia, essendo scattate da macchina fotografica, sono pesantucce).
      I fumetti francesi mi piacciono moltissimo, soprattutto quelli a colori, cartonati e in grande formato. Insomma, quelli che costano tanto e che in Italia vendono poco. Il ragazzo della fumetteria in cui mi rifornisco di solito me lo dice sempre… Molti fumetti non vengono tradotti perché hanno un formato non riadattabile e che in Italia non va, il che è un vero peccato.
      Per le edizioni in francese, ho comprato qualcosa a Nizza, qualche anno fa. Per il resto, fortunatamente amazon.fr fa spedizioni verso l’Italia 😉

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  2. Ciao Chiara,
    che bella storia… sia la trama del fumetto che il tuo viaggio itinerante, la casualità dell’incontro e il successivo acquisto…
    Quando un libro ti sceglie e ti cattura sembra sempre che ci sia della magia… o comunque è un piacere pensarlo… come il Natale dei bambini 🙂
    Qualche anno fa io ho ricevuto in “dono” un libro. Avevo affiancato per uno stage amministrativo un ragazzone biondo e sportivo iscritto ad un ITC della zona e, quando il tempo dell’istruzione si è concluso, ha voluto lasciarmi un libro in suo ricordo:
    Soldatini sparati. Una storia di malattia, di amore e di speranza (Autore: Barbara Cardamone)
    E’ la storia di Filippo, un piccolo eroe che non sa di esserlo. La forza di Filippo è contagiosa, costringe gli adulti che vivono accanto a lui a fare i conti con una normalità travolta da una terribile diagnosi: leucemia. Giorno dopo giorno la mamma di Filippo ha scritto quello che accadeva attorno e dentro di lei. La magia delle parole ha trasformato il dolore in speranza per combattere contro la malattia e il terribile pensiero della perdita… il libro si conclude quando ancora la lotta di Filippo e di sua mamma sono in corso.
    Come avrai capito Filippo era proprio quel “ragazzone biondo e sportivo” che aveva passato con me un mese di stage e che, ormai guarito, aveva negli occhi una luce allegra contagiosa di genuino ottimismo!
    Dopo aver letto il suo “regalo” ne capivo e apprezzavo maggiormente l’intensità…

    Buona settimana!

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    1. Ciao Mary,
      Io non sono una mamma e forse non posso nemmeno lontanamente immaginare cosa si provi ad avere un figlio malato di leucemia.
      La mamma di Filippo dev’essere senz’altro una donna forte che ha trovato nella scrittura un modo per rielaborare la situazione, lasciando in eredità a suo figlio e ai suoi futuri lettori una preziosa testimonianza.
      Mi fa piacere sapere che ci sia un “dopo”, rispetto alla conclusione del libro, e direi che si tratta di un dopo molto positivo 🙂

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  3. L’abbandono del libro sulla panchina come “dono” mi ha ricordato un’iniziativa simile in atto qui da noi, di cui non ricordo il nome. Si tratta di lasciare un libro in giro, che sia nella sala d’attesa di un ambulatorio, alla stazione o in un bar, con un messaggio in cui si chiede di rimetterlo in circolo dopo l’eventuale lettura. Mi sembra un’idea carina.

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    1. Se non ricordo male, l’iniziativa si chiama BookCrossing. Ricordo di aver letto un articolo che parlava dei libri lasciati nei parchi di Milano e sui treni della rete ferroviaria. Non mi è mai capitato di trovarne uno in giro, purtroppo, però è un’iniziativa molto carina 🙂

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