I miei progressi nel 2015

14596683130_38a63eb20b_oQuello di oggi sarà l’ultimo post del 2015 e cercavo qualcosa di non troppo impegnativo per chiudere l’anno. Una lettura leggera da fare tra un panettone e un cotechino.
Ho pensato quindi di fare un bilancio di cosa è cambiato quest’anno rispetto al precedente dal punto di vista della mia scrittura.
Come metro di paragone, utilizzerò la stesura di LEDE, il mio romanzo fantasy, che a oggi tocca quota 434 cartelle editoriali.
Prima un paio di parole sulla sua genesi. Si tratta di una storia che ho ideato e scritto in una prima bozza quando avevo tredici anni e che, all’epoca, contava 900 pagine A4, scritte in Times New Roman 12.
Possiamo pure dire che era una delle schifezze immonde che ero solita produrre e che il corpo centrale di quella storia comprendeva circa 600 pagine di inutili seghe mentali profonda introspezione della protagonista. A settembre del 2014, davanti a un tè freddo in un piccolo bar della mia città, il mio ragazzo mi ha fatto notare che i miei pipponi depressivi le mie piccole perle del mainstream lo facevano addormentare dopo le prime dieci pagine, così gli ho parlato di LEDE, che allora si chiamava “Fantasy1”.
La trama, sorprendentemente, gli è piaciuta, almeno nella sua struttura portante e così ho ripreso in mano quel vecchio romanzo. A una prima rilettura, ho pensato che non fosse male.
Rileggendolo adesso, un anno e qualche mese più tardi, penso che fosse un abominio. Quindi, cos’è cambiato in questi mesi?

L’ambientazione
Mi piacciono i paesaggi bucolici e le grandi foreste incontaminate. Detesto il cemento e le strade asfaltate, quindi anche l’ambientazione che avevo creato nella prima stesura risentiva di questa influenza. Naturalmente non c’è nulla di male in questo, se non ci soffermiamo troppo sul fatto che la capitale di uno stato aveva degli steccati come mura di difesa e contava poco meno di cinquanta abitanti. E no, non era nemmeno uno stato pacifico in cui la guerra non si vedeva da secoli, anzi!
In quest’anno ho imparato che posso creare ogni genere di ambientazione diversa, purché sia coerente con la situazione geopolitica dello stato.

La documentazione
A tredici anni non avevo la maturità necessaria per capire che mi mancavano le competenze tecniche per portare avanti una storia di questa portata. Non conoscevo nulla di tecniche militari, di navigazione, di tempi di percorrenza delle distanze. Non sapevo nulla nemmeno dell’organizzazione di uno stato. Non avevo nemmeno letture storiche o fantasy alle spalle che potessero compensare l’assenza di documentazione.
In quest’anno ho imparato che documentarsi è bene, che i saggi possono essere interessanti e che è utile avere ampie conoscenze sull’argomento di cui voglio trattare, anche se il lettore non leggerà spiegoni di 200 pagine.

Il taglio
Ci sono scene che a una prima stesura mi sembrano ben scritte e fondamentali alla riuscita della storia. Rileggendole, però, mi accorgo che non forniscono alcun valore aggiunto, annoiano e allungano il brodo. Nei primi mesi di stesura, me le facevo piacere a forza e andavo avanti. Poi, a marzo del 2015, mi sono fatta coraggio e ho fatto un editing invasivo di tutto ciò che avevo scritto fino ad allora, tagliando parti inutili e correggendo l’attribuzione dei punti di vista.

Il punto di vista
Questo è ciò che mi ha dato più problemi nel corso di quest’anno. Leggere molto è condizione necessaria ma non sufficiente a scrivere bene.
Posso leggere centinaia di libri attinenti al genere che sto scrivendo ma, se non so cosa cercare nella prosa altrui, non so nemmeno cosa evitare nella mia.
Fino a un anno fa, leggendo narrativa, non avevo mai fatto caso all’utilizzo del punto di vista da parte dell’autore.
A oggi ci faccio più attenzione, anche se ogni tanto mi scappa qualche scivolone che, fortunatamente, mi salta subito all’occhio anche a una veloce rilettura.
In uno degli ultimi errori che ho fatto, la protagonista stava guardando di nascosto dentro una stanza in cui c’era una donna voltata di spalle.
A un certo punto compare questa frase: “la donna aveva un sorriso appena accennato”.
Se la donna è voltata di spalle, com’è possibile che la protagonista ne veda il sorriso?
Certo, se la donna in questione avesse la bocca sulla nuca…

Infodump (o inforigurgito)
Quando scrivo, presto molta più attenzione alle informazioni che fornisco.
Al lettore non importa nulla di infinite digressioni sul perché un luogo si chiama in un certo modo. Se ci sarà occasione di scriverlo senza infilare nella storia pagine di informazioni inutili, tanto meglio, altrimenti me ne farò una ragione.
“Mario svoltò in via Mazzini, il quella via intestata al patriota italiano, nato nel 1805 e morto nel 1872, che fondò la Giovine Italia nel 1831 quando…”
E intanto il lettore si è addormentato.
Stessa cosa per i dialoghi.
«Ma così la dimostrazione è sbagliata!» Sbottò il professore di matematica esasperato.
«Come ben sai, così è sbagliata» spiegò il professore di fisica «perché moltiplicare un numero positivo per uno negativo dà sempre un valore negativo.»
Ora, ma davvero un professore di fisica deve spiegare a uno di matematica che “più per meno, meno”? Speriamo di no, a meno che tale professore di matematica non abbia comprato la laurea.

Show, dont’t tell (Mostra, non raccontare)
L’ho trovato più o meno su tutti i blog ed è alla base della narrativa.

Raccontare:
“Mario si alzò e prese a pugni Michele.”

Mostrare:
“Mario, stanco di ascoltare le cazzate di Michele, si alzò di scatto facendo cadere a terra la sedia con un gran fracasso. Si lanciò addosso a Michele, lo prese per il colletto della camicia e gli assestò un pugno sul naso. Lo buttò a terra, gli saltò sullo stomaco e lo colpì tre volte alla guancia sinistra, facendogli sputare un dente.”

Quale vi è rimasto più impresso?

Ecco, la prima stesura di LEDE somigliava molto al primo esempio, anche se sono convinta che talvolta convenga raccontare, per non annoiare il lettore con dettagli inutili.
“Piero si allacciò una scarpa” è una frase che funziona.
Credo che a nessuno interessi sapere che “Piero prese in mano i due lacci e fece un nodo semplice. Poi fece un’asola con la stringa di sinistra e fece girare il laccio di destra attorno all’asola.”
Potrebbe interessare al lettore solo nel caso in cui Piero avesse cinque anni e stesse imparando ad allacciarsi le scarpe per la prima volta.

Il bilancio
Al di là di tutte le mie paranoie sui difetti che ancora vedo in LEDE, mi sembra di essere migliorata parecchio in questo ultimo anno.
In questi giorni ho fatto anche un controllo su subversion, un sistema di controllo versione che uso per la gestione della storia di cui vi parlerò in un post futuro.
Esattamente un anno fa, ero a pagina 136 e oggi sono a pagina 434. Se la matematica non è un’opinione e non sono come il professore di matematica di qualche riga più in alto, ho scritto 298 pagine in un anno, meno di una pagina al giorno.
Mi sono fissata, come termine per la prima stesura di LEDE, il 13 settembre 2017. A dicembre dell’anno scorso, la storia era arrivata a un punto di svolta che ha portato a tutta una serie di conseguenze che ho sviluppato nel corso di quest’anno.

Buoni propositi
Come propositi per l’anno prossimo, vorrei continuare lungo questa strada (che mi sembra stia dando buoni frutti) e mi piacerebbe riuscire a scrivere una pagina al giorno.
Vorrei arrivare al punto in cui la storia si sta avviando verso la conclusione.
Vedremo, alla fine del 2016, se questi propositi sono stati mantenuti o meno.

Sono aperte le scommesse.

Nel frattempo, vi auguro un buon inizio 2016 🙂
Per tutte le befane, ci vediamo in giro!

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6 Comments

  1. Ottimi propositi per un 2016 che ti auguro prodigo di idee narrative!
    Condivido la necessità di leggere storie coinvolgenti che sappiano trascinare il lettore al centro dell’azione senza appesantirgli troppo le palpebre e far partire lo sbadiglio… 🙂
    Buone feste e alla prossima!

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    1. “Cosa penserà il lettore di questa scena? Sarà noiosa? Forse è noiosa perché ormai la conosco a memoria o forse lo era già in partenza…”
      Lo sbadiglio è sempre in agguato e mi ossessiona.
      Buone feste anche a te 🙂

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