Lapponia finlandese (prima parte)

P1100848In quest’ultima settimana sono stata lontana dalla blogosfera, o meglio, sono stata lontana dall’Italia e di conseguenza dalla blogosfera, dal momento che non mi piace commentare o rispondere dal cellulare.
Tempo fa, in risposta a un commento di Mary Mayflower, avevo annunciato la nascita di una nuova sezione e così oggi colgo l’occasione per inaugurarla.
Viaggiare mi permette di conoscere luoghi e persone differenti, con usanze magari anche opposte alle mie, che lasciano una traccia dentro di me. Quando si tratta di descrivere l’ambientazione o gli usi e i costumi dei popoli di LEDE, pur essendo un fantasy, è impossibile non ritrovarvi riferimenti a luoghi realmente esistenti e che ho visitato di persona.
In questa sezione, pubblicherò quindi dei piccoli reportage di viaggio che hanno influenzato o che influenzeranno il mondo di LEDE, a cominciare dalla Lapponia finlandese.

La scelta
Circa tre mesi fa, cercando una destinazione per le vacanze natalizie, mi sono imbattuta in tour organizzati per le Svalbard o per l’Antartide.
Scartati entrambi per le sistemazioni in tenda in mezzo ai ghiacci (non ero mai stata a una temperatura inferiore ai -15°C e temevo di morire congelata), ho optato per un viaggio nella Lapponia finlandese. Normalmente non mi rivolgo ad agenzie o tour organizzati ma, per andare a 68° di latitudine a inizio gennaio, mi sembrava indispensabile rivolgermi a dei professionisti.
Infine, ho prenotato con Norama e, mentre il mio ragazzo guardava i cataloghi per la Martinica, io gli presentavo la ricevuta di pagamento per il polo nord.
La sua reazione è stata piuttosto divertente «ti ho detto che andava bene, ma pensavo ti fermassi prima!»
Insomma, pensava che all’ultimo avrei rinunciato, visto quanto soffro le basse temperature, invece sono andata sparata come un treno.
E così il 2 gennaio siamo partiti alla volta della Lapponia finlandese.

Il viaggio
Abbiamo preso l’aereo da Milano Malpensa diretto a Helsinki. Il volo è durato circa tre ore e, arrivati a Helsinki, io ero già in sofferenza. Non mi piace volare e soprattutto odio le fasi di decollo e atterraggio, infatti so per certo che il giorno in cui andrò a Capo Nord ci andrò in auto.
In attesa di essere imbarcati sul volo interno per Kittila, abbiamo sentito una signora, al gate, che chiedeva informazioni sulla destinazione indicata sul tabellone: Ivalo – Kittila.
E così abbiamo appreso che avremmo fatto un altro scalo, prima di giungere a destinazione.
Mancavano ancora due decolli e due atterraggi, non segnalati dall’agenzia, perché a Ivalo non c’è un vero e proprio scalo. Basta rimanere sull’aereo e attendere che riparta. Due ragazzi, che ancora non sapevamo essere del nostro gruppo, non hanno ascoltato la comunicazione a bordo, sono scesi a Ivalo e sono stati placcati in aeroporto da un addetto della compagnia che li ha riportati sull’aereo.
Scenic_RoadVenticinque minuti e 146 km di volo più tardi, siamo atterrati a Kittila, dove ci attendeva la nostra guida. Il suo nome (Francesco) era indicato sui documenti (che nessuno ha letto) ma, dal momento che lui non si è presentato e ha detto semplicemente «io guido il gruppo», abbiamo deciso di chiamarlo Guido.
Lungo la strada dall’aeroporto all’albergo, situato ad Akaslompolo, abbiamo percorso la Scenic Road, una strada in cui i lampioni non illuminano la carreggiata ma gli alberi che la contornano. Il nostro primo assaggio di Lapponia, innevata e bella da togliere il fiato.

La fattoria delle renne
Il giorno successivo abbiamo preso le motoslitte, diretti alla fattoria delle renne, fonte di vita per i lapponi e base della loro alimentazione.
Lungo la strada, una coppia davanti a noi ha perso il controllo della motoslitta ed è finita contro un albero. Il mio ragazzo e altri due partecipanti al tour sono saltati giù dalle motoslitte in soccorso della coppia e sono caduti tutti e tre come dei birilli. In quel momento ho imparato una cosa fondamentale: non sai mai quanto è profonda la neve e, se ci affondi dentro, uscirne è una faticaccia.
Per fortuna l’albero era secco e nessuno si è fatto male, ma io ho deciso che avrei fatto guidare il mio ragazzo anche al ritorno.
SamiArrivati alla fattoria, ho visto per la prima volta delle renne da vicino e abbiamo incontrato Hedi, una donna Sami in abiti tradizionali che ci ha spiegato come salire e scendere dalla slitta.
Ci ha detto che le renne sono animali semi-selvatici: in estate le lasciano libere di andare a pascolare, mentre in inverno ritornano spontaneamente ai recinti, poiché sanno che vi troveranno del cibo. Le uniche renne che necessitano di essere recuperate nel periodo maggio-giugno sono i cuccioli, che nascono in quel periodo e che devono essere marchiati. Ogni famiglia ha le sue renne e le distingue dal marchio sull’orecchio.
Abbiamo quindi fatto un giro sulle slitte trainate dalle renne. Mentre un’immensa distesa bianca sfilava sotto ai nostri occhi interrotta solo dai tronchi scuri degli abeti, noi congelavamo al punto da non sentire più le dita di mani e piedi, nonostante la coperta di lana addosso, la pelle di renna sotto alla schiena e i -10°C (temperatura considerata ottimale dai lapponi nel periodo di gennaio).
P1100766Non si sentiva nessun rumore, eccetto quello della slitta che scivolava sulla neve ghiacciata, senz’altro preferibile rispetto al rumore delle motoslitte e al relativo odore di benzina.
Fatto rientro alla fattoria, ci siamo radunati attorno al fuoco acceso nella tradizionale tenda Sami, trasportabile e di forma conica (i Sami sono una popolazione semi-nomade che vive a ridosso delle tre Lapponie e della Russia).
Lì ci hanno servito una zuppa di patate, carote e carne di renna, calda e squisita, a cui è seguito una specie di panino dolce non lievitato delle dimensioni di una pallina da ping-pong.
Ovviamente non poteva mancare una bevanda calda con cui concludere il pasto, visto che l’interno della tenda non era poi così caldo, nonostante il fuoco.
Abbiamo poi potuto fare alcune domande a Hedi riguardo alla cultura Sami, i quali sono dotati di una lingua propria di cui non esiste un corrispettivo scritto, poiché la loro tradizione è totalmente orale. Tuttavia, negli ultimi anni, nelle scuole, hanno ricominciato a insegnare la lingua Sami, della quale è stata creata una variante scritta derivata da una traslitterazione dal finlandese.

L’aurora boreale
Dopo aver riconsegnato le motoslitte, siamo ritornati ad Akaslompolo, il paese in cui si trovava il nostro albergo, e abbiamo fatto una passeggiata per la via principale.
Ai primi di gennaio, il sole “sorge” alle 10:30 circa e “tramonta” alle 14:30, senza però mai comparire sopra alla linea dell’orizzonte. I lapponi si sono adattati alle poche ore di luce e non è raro vederli praticare sci di fondo, fare lunghe pedalate in bici (le ruote sono larghe 7-8 cm) o fare la spesa con lo slittino anche quando è ormai buio pesto. Alle 22, tutte le luci del paese si spengono, anche quelle stradali, ed è possibile vedere l’aurora boreale nelle notti serene.

img_1633La giornata del 3 gennaio era stata in gran parte nuvolosa e aveva anche nevicato per diverse ore, quindi non nutrivamo grandi speranze. Per nostra fortuna, verso le 21:30 il cielo si è rasserenato e abbiamo visto un’aurora boreale di un intenso colore verde formare una scia mozzafiato sopra a un lago gelato che si trovava a pochi passi dal nostro albergo (ringrazio tantissimo Laura Boi per la bellissima foto).
Nelle sere successive, abbiamo assistito allo stesso fenomeno ma in forma più lieve. Sono felice di essere uscita fin dal primo giorno, insieme ad altre due “eroiche” coppie. L’improvviso diradarsi delle nuvole, quando ormai avevamo perso le speranze, l’ha resa ancora più bella ai miei occhi.

 

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5 Comments

  1. Che bello!!!
    Super invidia! La mia mente ama il grande nord, ma il mi corpo è adattato invece per temperature tropicali e la Lapponia in inverno non so se avrò mai il coraggio di affrontarla…

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    1. Il freddo polare preoccupava un po’ anche me, prima della partenza, ma sorprendentemente posso dire che non era così freddo come mi aspettavo.
      Cioè, freddo sì, però tra -20 e -37 non si sente differenza. Le lenti degli occhiali gelano in entrambi i casi 🙂
      Scherzi a parte, con quei quattro strati di maglioni in aggiunta alla tuta da sci e un bel paio di scarponi super-foderati, anche una freddolosa come me è tornata a casa con tutte le dita 😉

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  2. Uauh che bel viaggetto!!
    In effetti avrai riportato con te tanti spunti per le tue storie e soprattutto tante idee per la tua vita.
    Viaggiare e conoscere il mondo impreziosisce e nobilita il nostro essere “umani” e dovrebbe sensibilizzarci sull’importanza di mantenere integra la bellezza che ci circonda affinché tutti possano goderne per sempre!
    Nei miei viaggi il massimo del nord toccato è stata la Norvegia (era in estate però) 🙂 e mi è piaciuta molto…
    Adesso sto sognando l’Islanda ma il tuo reportage è davvero interessante e mi ha incuriosito molto.
    Alla seconda parte allora! 😉

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    1. Hai ragione, Mary, viaggiare dovrebbe sensibilizzarci sull’importanza del rispettare e mantenere integro il nostro pianeta. Posso solo sperare che il paesaggio polare della Lapponia con il suo silenzio resti immutato per ancora molti molti anni, insieme allo stile di vita dei Sami, che vivono nel rispetto della loro terra.
      La Norvegia mi è piaciuta moltissimo, in Islanda invece non ci sono mai stata. In compenso un certo vulcano ha deciso di farsi notare e di farmi trascorrere qualche giorno in più a Dublino in una vacanza-studio conclusasi con un interminabile rientro in pullman 😉

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