Descrivere i personaggi

11289422296_fb1c2b8240_oQuando si introduce un nuovo personaggio in una storia, è inevitabile fornirne una descrizione, sia essa caratteriale, fisica o psicologica.
Il mio modo di descrivere i personaggi si è evoluto negli anni di pari passo con il mutamento stilistico subito dalla mia scrittura.
In origine, la mia preoccupazione principale era l’aspetto fisico. Spendevo pagine e pagine di storia per descrivere gli occhi, i capelli, la figura e l’abbigliamento del personaggio.
In seguito, mi sono concentrata maggiormente su una descrizione caratteriale, ovvero sul modo che il personaggio aveva di interagire con gli altri, quindi prestavo particolare attenzione ai modi di dire e al tono dei dialoghi.
Sono poi passata alla fase super-pippone, in cui descrivevo con dovizia di particolari ogni turba mentale del personaggio, a un livello di accuratezza tale da far impallidire decine di anni di storia della psicanalisi. I miei personaggi avevano ogni sorta di disturbo comportamentale esistente sulla faccia della terra e no, non erano nemmeno trattati in modo ironico. Era tutto mortalmente serio.
Superate tutte queste tappe, ho infine trovato un equilibro che mi aggrada e che non uccide di noia i miei lettori-cavia.

Descrizione fisica
Prima di iniziare a scrivere, faccio sempre uno schizzo veloce del personaggio, così da aver ben chiari i suoi tratti somatici. Nella storia, in genere, inserisco giusto qualche dettaglio, ad esempio il colore degli occhi, dei capelli e della pelle, soprattutto se tratto etnie differenti (e in un fantasy è inevitabile).
Insomma, se un personaggio ha la pelle verde a squame, forse è bene comunicarlo al lettore, così non passerà il suo tempo a chiedersi perché gli altri personaggi della storia scappano quando lo vedono.
Stessa cosa per l’abbigliamento. Trovo che sia un buon indice delle usanze di un popolo, oltre a essere rivelatore di alcune peculiarità caratteriali.
Un personaggio che indossa sempre abiti semplici e anonimi che gli consentono di passare inosservato è un personaggio che non vuole attirare l’attenzione e che, se potesse, si mimetizzerebbe con la tappezzeria. Al contrario, un personaggio che indossa abiti eleganti e vistosi ci tiene a essere notato, soprattutto se tale abbigliamento non è comune nell’ambientazione o se possono permetterselo in pochi.

Descrizione caratteriale
Le descrizioni caratteriale del tipo “è gentile, simpatico, buono, innocente” o “è malvagio, antipatico, maleducato, perverso” non le ho mai impiegate più di tanto e negli ultimi anni le ho abolite del tutto.
Ora, rispetto agli inizi, presto una maggiore attenzione al carattere del personaggio e faccio in modo che questo emerga attraverso parole o azioni senza però rendere i dialoghi artefatti al solo scopo di comunicare l’immagine che ho in mente.
Alla fine, se il lettore trova che un personaggio sia antipatico, non è alterando i dialoghi che lo renderò più simpatico, anzi, magari il lettore sarà tentato di gettare il romanzo nel camino a causa della sciatteria nella mia scrittura.

Descrizione psicologica
Questa è la vera nota dolente. Passata la fase della psicanalisi del personaggio, non posso comunque considerarmi immune dalla sindrome da pippone. Ci ricasco spesso e mi dilungo nella descrizione accurata di tutte le paturnie mentali del personaggio, che vanno dai grossi problemi “ho appena fatto saltare in aria il mio pianeta!” a “oddio, ho una macchiolina sulla punta di una scarpa!”
Diciamo che un personaggio che nota una macchiolina micrometrica su una scarpa è senza dubbio paranoico e questo è un modo come un altro per dimostrarlo però, se tutti i personaggi vanno in panico per un dettaglio simile, forse ho creato un mondo di paranoici.
A volte tendo anche a ripetere un concetto all’infinito. Se c’è qualcosa che turba il mio personaggio, in ogni scena ci sarà almeno un pensiero focalizzato su quell’elemento di disturbo.
Una volta va bene, due anche, tre pure… Poi il lettore si annoia e accende il camino.
Altro difetto, sempre sotto a questo punto, è la tendenza a rivelare troppo. Personalmente, non passo le mie giornate a rivangare la mia infanzia e quello che ho fatto in ogni singolo istante della mia vita, quale che sia la ragione. È inutile (e anche poco elegante) fornire racconti mentali di esperienze passate solo perché serviranno più avanti nella storia. Ci sono stratagemmi migliori per parlarne, senza cascare nell’infodump.

I gusti del personaggio
Non so bene dove collocarlo, nel senso che non rientra in nessuna delle tra categorie precedenti ma rivela comunque dei tratti rilevanti del personaggio.
Per fare un esempio, ipotizziamo che il nostro personaggio si trovi a un buffet, che siano le undici di sera e che non abbia ancora cenato.
Potremmo dire:
“Davanti a lui c’era un tavolo ricolmo di salatini, pizzette, focacce e patatine ma, ciò che più attirò la sua attenzione, fu il tavolo alla sua sinistra, su cui troneggiavano torte, cioccolatini e pasticcini di ogni forma e colore. Mario si avventò su un cannolo ripieno di ricotta, canditi e gocce di cioccolato. Si riempì la bocca e, prima ancora di aver inghiottito, afferrò una crostatina alla frutta e una fetta di cheesecake ai lamponi. Con l’abilità di un giocoliere, afferrò anche una mini sacher e quattro cioccolatini. Avrebbe preso anche l’ultimo cannoncino alla nutella, se una signora con un culo enorme non glielo avesse soffiato. Mario sperò che le finisse tutto sui fianchi.”
Possiamo facilmente dedurre che Mario stava morendo di fame ma c’è un altro dettaglio neanche troppo nascosto tra le righe: preferisce il dolce al salato. Non ha cenato, ha fame e si ingozza di dolci, pur avendo a disposizione pizze e focacce.
Questo è solo un esempio degli infiniti dettagli che contribuiscono a delineare i gusti di un personaggio. Se poi Mario preferisce il dolce al salato perché sua nonna gli cucinava le torte di merenda quando era bambino o se si ingozza di dolci perché la compagna lo ha appena lasciato, a meno che non sia fondamentale per la trama, è meglio lasciarlo da parte.

 

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5 Comments

  1. Ciao Chiara,
    da lettrice ti riporto i pensieri di alcuni autori in merito alla tua riflessione sui personaggi.
    Buona giornata 🙂

    “Il romanzo si distingue dalla narrazione in quanto l’autore deve obbedire alle esigenze dei personaggi che crea, e che non sono lui.”
    Alberto Bevilacqua

    “L’identificazione con il personaggio non può mai essere totale, altrimenti ci si perde completamente.”
    Dacia Maraini

    “La relazione mafiosa tra personaggi e lettori: i personaggi sono più forti dello scrittore stesso.”
    Carlo Lucarelli

    “Gli autori sono come gli dei: è bellissima questa possibilità che hanno gli autori, siamo degli dei, possiamo decidere sulla morte e sulla vita dei personaggi.”
    Loriano Macchiavelli

    “Il personaggio Guerrieri è nato secondo l’insegnamento di Simenon, cioè è nato con l’elenco del telefono.”
    Gianrico Carofiglio

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    1. Ciao Mary,
      nelle citazioni che hai riportato c’è un punto cardine della narrativa: mai incarnare se stessi in un personaggio.
      Se si tratta di una autobiografia, allora è giusto parlare di se stessi, ma in narrativa è assolutamente da evitare.
      Alla fine, al lettore non frega nulla della vita dell’autore. Ciò che conta è il personaggio con la sua storia e il suo background.
      Riguardo alla citazione di Loriano Macchiavelli, la parte più bella dello scrivere fantasy è creare un nuovo mondo in cui far muovere i personaggi e decidere della loro sorte. Ovviamente, entro i limiti del buon senso 😉
      Buona settimana!

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  2. «presto una maggiore attenzione al carattere del personaggio e faccio in modo che questo emerga attraverso parole o azioni senza però rendere i dialoghi artefatti al solo scopo di comunicare l’immagine che ho in mente.» Parole sante 🙂

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    1. Questo punto mi riesce particolarmente difficile, soprattutto quando il concetto che voglio esprimere va da una parte e la naturalezza del dialogo dall’altra.
      Di norma, ritardo l’espressione del concetto a quando le condizioni sono propizie 😉

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