L’ultima cosa che ho imparato

16545241268_e01e35bbe5_oOggi era in previsione un post differente che ho deciso di far slittare alla prossima settimana in favore di questo.
Ieri pomeriggio, navigando in  rete, mi sono imbattuta in un articolo relativo al blocco dello scrittore, in cui veniva dato un prezioso suggerimento per riprendere a scrivere quando gli ingranaggi di penna o tastiera sono un po’ arrugginiti.

“Think back to the last thing you learned. […] Whatever it was, share it. Tell that story in your own way. Even if you don’t end up keeping what you’ve written, this practice can lead you on to the next thing. When you’re not sure what to write,start with the last thing you learned.”

Fortunatamente, questo è per me un periodo abbastanza prolifico, però l’idea di parlare dell’ultima cosa che ho appreso, come esercizio di scrittura, mi stuzzicava.
Ieri mattina sono stata alla scuola agraria di Monza, a seguire la prima lezione di un corso di apicoltura a cui mi sono iscritta alcuni mesi fa.
Se dovessi dire perché ho deciso di farlo, non saprei dare una risposta esauriente. Di sicuro mi piace il miele, soprattutto quello di tiglio cristallizzato. Il millefiori non mi dispiace e apprezzo quello di castagno accostato al formaggio. Ho sempre ammirato le api e la loro struttura sociale, così come provo interesse nei confronti degli apicoltori che dedicano ore e ore al mantenimento delle arnie e all’estrazione del miele. Non credo che sia un caso che uno dei personaggi di LEDE sia un’apicoltrice.

Le punture
Se devo essere onesta, credevo che le punture fossero una cosa sporadica, un qualcosa che può capitare ma che non è la regola. Grande errore.
Ieri, il nostro insegnante ha messo subito in chiaro che le punture sono all’ordine del giorno e che lui, una volta, se ne è beccate ben duecento tutte insieme.
Come non spaventare i corsisti, direi.

La società all’interno dell’alveare
In ogni arnia di norma c’è una sola regina. Due regine possono coesistere se una non è più in grado di riprodursi ed è la madre della seconda regina. Due sorelle, entrambe regine, non possono vivere nello stesso alveare, di conseguenza le api sciamano, creando una nuova famiglia.
Le api operaie hanno compiti diversi a seconda della loro età. A grandi linee, provvedono alla pulizia dei favi, alla produzione di cera e pappa reale, all’immagazzinamento del nettare e alla sua deidratazione. Fanno inoltre la guardia all’alveare e ne mantengono stabile la temperatura tramite ventilazione (generano una corrente d’aria sbattendo le ali).
Alcune operaie sono dette figliatrici, cioè depongono uova non fecondate dalle quali nasceranno i fuchi.
I fuchi (i maschi di ape), oltre a fecondare la regina, scaldano l’alveare col proprio corpo facilitando la nascita delle larve. Inoltre contribuiscono alla maturazione del miele tramite ventilazione.
Il miele può essere estratto quando l’umidità contenuta è inferiore al 18%, altrimenti fermenta nell’arco di sei mesi.

Le api e l’uva
Ho imparato che le api sono essenziali nella viticoltura. Anni fa c’era stata una causa tra apicoltori e viticoltori, in cui questi ultimi sostenevano che le api mangiassero gli acini d’uva. In realtà, le api non hanno le mandibole come le vespe, non sono pertanto in grado di mordere l’acino. Non solo, se un acino ha una frattura nella buccia, le api, succhiandone il contenuto zuccherino, arginano la marcescenza dell’acino evitando che contamini anche i chicchi adiacenti.

La struttura dell’arnia
Ho imparato qual è la struttura interna dell’arnia: la parte bassa è quella in cui si trova il nido, dove la regina effettua la cova. La parte alta, invece, è detta melario ed è la parte da cui si estrae il miele, a cui la regina non può accedere. La regina è infatti confinata nella parte inferiore dell’arnia tramite una grata (escludiregina).
Entrambe le parti sono costituite da telaini su cui le api costruiscono dei fogli cerei (che si vendono anche prestampati). I fogli cerei hanno la tipica struttura a esagoni.
Nido e melario sono separati perché, se si togliesse il miele dal nido, avrebbe un sapore di cova che non so bene cosa significhi ma non pare molto invitante.
Oltre alle arnie moderne, a forma di parallelepido e in uso negli ultimi cent’anni, l’insegnante ce ne ha mostrata una in paglia, a forma di cesto rovesciato. In quelle arnie, la struttura dell’alveare non era disposta in comodi telaini e non c’era alcuna divisione tra nido e melario, con il risultato che il miele imbarattolato conteneva una discreta dose di proteine, tra api morte, larve, cera e, infine, anche miele.

 

Ora a voi la parola. Qual è l’ultima cosa che avete imparato?
Se volete farne un MEME, lasciate pure un link al vostro post nei commenti.

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6 Comments

  1. L’ultima cosa che ho imparato… Sto studiando per il concorso per l’insegnamento per cui sono persa nella psicologia dell’età evolutiva. Credo di appassionarmi di più alle api! Per alcuni anni mio marito ha tenuto tre arnie in giardino e abbiamo fatto il miele (poi l’arrivo del nipotino e relativi problemi di sicurezza ci hanno fatto desistere). Con le api avevo un rapporto ambivalente di fascinazione/terrore da cui è poi nato un racconto pubblicato (Uno studio a sei zampe)…

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    1. Direi che 850 pagine sono un bel malloppo da far rientrare tutto in “l’ultima cosa che ho imparato” 😉
      Riguardo alle api, al momento provo per lo più ammirazione, penso che il terrore subentrerà quando sperimenterò la prima puntura.

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  2. L’ultima cosa che ho imparato è l’importanza di sapere quando è il momento di guardarsi dentro: rilassarsi e abbassare la guardia …
    In occasione dell’invito di un’amica ad un seminario sul successo ho finalmente compreso che per me la svolta era già arrivata.
    Lei, conoscendomi da tempo, credeva fosse un’occasione che avrei preso al volo e che, come per altre cose passate, avremmo condiviso ancora una volta.
    Per me invece è stato un prendere atto che NON AVEVO ALCUN BISOGNO DI UN SEMINARIO SUL SUCCESSO:
    Mi sono resa conto di quanto io abbia sempre anelato alla dimostrazione di valere, impiegando tempo ed energie per dimostrare di essere sempre all’altezza dei compiti e delle responsabilità che via via incrociavo sulla mia strada … E’ stato molto faticoso tendere sempre verso un ideale di perfezione che sentivo di avere dentro e che avrebbe portato inevitabilmente a delusioni cocenti se mi fossi rivelata fragile o inadeguata.
    Mi sentivo sempre spinta verso il massimo, sentivo di dover riscontrare sempre approvazione negli altri e dovevo piacere a tutti i costi … pena la mortificazione personale per l’insuccesso …
    E’ stato così logorante e faticoso ma alla fine ho capito come trovare il mio benessere.
    Oggi mi sento proprio così: in pace e serena. Mi prendo i tempi necessari per apprezzare ogni momento che vivo, dominando l’ansia e ridendo quando mi accorgo che Mary la “perfettina” ha dimenticato la borsa a casa di mamma o il cellulare sulle scale in carica. Non temo più il giudizio degli altri perché ho la stima e l’affetto delle persone che mi amano e il resto adesso è poca cosa … Le dimostrazioni da parte dei miei familiari le avevo anche prima naturalmente ma,scioccamente, non sapevo apprezzarle e capirne l’intima ricchezza … Sento di non aver più bisogno di dimostrare, ho già dato, conosco i miei pregi e i miei difetti, le cose che mi riescono bene e quelle che non mi riescono proprio e … pazienza! Sono soddisfatta così … Mi prendo i miei tempi, leggo, mi informo, faccio la spesa a km zero e mi diverto a pulire verdure e cucinare piatti nuovi per la mia famiglia, mi piace ascoltare i miei figli ed essere veramente lì con loro e per loro, non con la testa sommersa dall’ansia pensando a quello che dovrò fare domani in ufficio per non sentirmi inadeguata … Queste consapevolezze che mi hanno cambiato e mi hanno regalato serenità e gioia di vivere sono il mio piccolo successo, ecco perché non ho sentito motivazioni particolari per frequentare il seminario …
    Ciao Chiara e un grande in bocca al lupo con le tue api 😉

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    1. La perfezione è qualcosa a cui anelo sempre. Mi fisso un obiettivo e non posso mollare fino a che non l’ho raggiunto.
      Da un lato è un bene, quando non ho un obiettivo chiaro e definito, non combino nulla.
      Dall’altro, vedo come un fallimento tutto ciò che non è perfettamente aderente ai miei canoni di successo. Insomma, se mi ero fissata 100 e faccio 99… Lo considero un fallimento.
      Questo mi getta in una lotta continua che difficilmente porta a un buon livello di soddisfazione. Spero, un giorno, di riuscire a imparare ciò che tu hai infine appreso.
      Buona settimana!

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  3. Ciao! Anche io sto frequentando un corso di apicoltura proprio ora, l’ultima cosa che ho appreso è che l’alveare è un superorganismo davvero eccezionale.
    Se è vero che da un lato per l’apicoltore la presenza di una famiglia “fucaiola” (orfana della regina e con un’operaia che depone solo uova maschili) significa che la famiglia è destinata ad essere persa, dall’altro lato in realtà la deposizione di uova da fuco è il modo naturale del superorganismo di preservare i caratteri genetici. Se la famiglia dentro quell’arnia infatti tenderà a morire, i maschi disperdendosi andranno a fecondare nuove regine consentendo così la replicazione dei geni.

    Io comunque coi formaggi preferisco di gran lunga la melata, l’hai mai provata? Se riesci a trovarli anche i mieli di corbezzolo ed edera sono davvero molto particolari.

    Buona giornata e alla prossima!

    Luca.

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    1. Ciao e benvenuto!
      Innanzitutto, complimenti per il tuo blog, ha una grafica pulita e contenuti molto curati. Interessantissimo l’articolo sui cacciatori di miele in Nepal 🙂
      Quando un’arnia diventa una fucaiola, ci è stato detto che è fondamentale capire perché la regina è morta. Se è morta di malattia, l’arnia dev’essere eliminata, onde evitare che i fuchi infettino altre api o che le api operaie di altre arnie saccheggino quella destinata a morire, propagando così la malattia.
      La melata col formaggio mi piace, corbezzolo ed edera, invece, non li ho mai assaggiati. Una volta mi sono lanciata sul miele di melo, ma non mi è piaciuto per niente.
      Quest’inverno, in Lapponia, ho acquistato un vasetto di miele locale. Era molto buono ma non era dolce come quello prodotto alle nostre latitudini. Inoltre mi piacerebbe sapere dove tengono le arnie in inverno a -40 😉
      Buona giornata a te!

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