Ossessione polare – Paul Nicklen

Polar_Obsession_CoverPer oggi cercavo un post leggero, con un po’ di immagini e facilmente digeribile, da leggere tra una colomba e un chilo di uova di cioccolato, così ho pensato a una delle mie letture preferite: le raccolte fotografiche del National Geographic.
Parlo di lettura perché i miei volumi preferiti sono quelli che alternano immagini con un’ottima risoluzione a descrizioni accurate del luogo in cui sono state scattate.
Le raccolte del National hanno in genere un prezzo che si aggira tra i quaranta e i cinquanta euro ma, ogni tanto, Mondadori espone dei volumi con il bollino “offerta promo” e con uno sconto tale per cui il costo finale di un volume varia dai dodici ai venti euro, una cifra decisamente vantaggiosa per il mio ragazzo (sì, le raccolte me le regala sempre lui).
Purtroppo per voi, però, non credo che rispetterò l’obiettivo della leggerezza che avrei voluto raggiungere per questo post.

L’obiettivo della raccolta
Spero sempre che le mie fotografie possano comunicare al pubblico la bellezza dell’Artide e mobilitare l’umanità alla salvaguardia degli ecosistemi polari a rischio.
Queste sono le parole con cui Paul Nicklen, fotografo naturalista di professione, definisce l’obiettivo della raccolta ossessione polare.
Il titolo lo ha lasciato perplesso fino all’ultimo, convinto che “ossessione” avesse una connotazione morbosa e negativa. Infine ha scelto di mantenerlo, a indicare la sua profonda preoccupazione per il destino di Artide e Antartide.

L’autore
Paul Nicklen ha trascorso infanzia e giovinezza nel Canada del Nord, senza telefono, radio, televisione, videogiochi e computer. A Kimmirut c’erano poco più di duecento persone, di cui solo poche non appartenevano all’etnia Inuit. I rifornimenti arrivavano una volta l’anno, pertanto il padre di Nicklen, esperto cacciatore, aiutava gli inuit a gestire e mantenere le scorte di carne fresca di foca e caribù.
Nicklen trascorreva il suo tempo libero sul ghiaccio, esplorando la tundra e il paesaggio marino, a temperature sotto ai -30°C. Divenuto biologo, insofferente verso la raccolta dati, volle realizzare il suo sogno di divenire fotografo. Si licenziò e visse per tre mesi da solo all’interno dell’Artide, con macchina fotografica, canoa gonfiabile e zaino.

Paul and Lyn hiking around Lewes Lake. Both model released.Il mio impulso irrefrenabile di visitare e documentare queste regioni mi ha fatto rischiare la vita più di una volta. Negli ultimi 20 anni, alla ricerca della fotografia perfetta, mi è capitato di avere un incidente con il mio aereo superleggero, di cadere nel ghiaccio in più occasioni e di aver subito più congelamenti di quanto riesca a ricordare. Mi sono anche perso nella tormenta, sono stato morso da otarie orsine e da elefanti marini, sono stato caricato da un grizzly, un orso polare mi ha annusato dall’altra parte della sottile tela della mia tenda e una grossa foca leopardo femmina mi ha persino offerto un pinguino appena catturato […] Mi auguro che il mio lavoro possa spingervi a dare il vostro contributo per allontanare la minaccia del riscaldamento globale che sta cambiando questi luoghi in modo veloce e irreversibile.

I narvali
Nicklen, negli anni trascorsi al fianco degli inuit, ha appreso l’importanza della pazienza e ha imparato ad apprezzare le ore di solitudine e silenzio meditativo che talvolta diventavano giorni o settimane. Gli scatti che l’autore ha fatto dei narvali fanno parte del servizio fotografico più difficile della sua vita. I narvali vivono sotto al pack artico, nelle aree in cui il ghiaccio è continuamente soggetto a scioglimento, dove possono nutrirsi di merluzzi artici e salire a respirare attraverso le spaccature nel ghiaccio. Si tratta, ovviamente, di una superficie instabile e pericolosa, dove vanno solo i cacciatori inuit più esperti, che si trattengono sempre per pochissimo tempo. Nel corso della spedizione per l’avvistamento dei narvali, Nicklen subì un guasto al motore dell’aereo e svariate tempeste di neve. La lastra di ghiaccio su cui aveva collocato l’accampamento si staccò e andò alla deriva per più di tre chilometri. Solo grazie alla guida e a un suo amico inuit riuscì a raggiungere il ghiaccio fisso trainando l’aereo da una lastra all’altra.
A metà luglio, poco prima della fine della stagione, riuscì a scattare le foto tanto agognate.

Aerials of narwhal in a place where there is no hunting. The whales are pushing under the ice to feed on cod. They come up in seal holes and rotten ice in order to catch a breath.


Le foche leopardo
Le foche leopardo sono spesso mostrate come creature pericolose, nei film per bambini fanno sempre la parte del cattivo. La marcia dei pinguini, Happy Feet, 8 amici da salvare sono quelli citati dall’autore.
Da bambina ho sempre avuto un’attrazione per ogni genere di animale marino, avevo la casa invasa di delfini, balene, pesci, polpi e quant’altro. Un film d’animazione che mi piaceva molto era Hubie all’inseguimento della pietra verde e, anche lì, la foca leopardo era raffigurata come un mostro divora-pinguini. Ancora adesso, nella mia infanzia, ho il ricordo dell’orribile e spietata foca leopardo e immagino che siano molti i bambini che, una volta cresciuti, ancora disprezzano questo animale.
03Nicklen, nel riportare l’avvenimento di una foca leopardo che gli ha offerto svariati pinguini da mangiare (non lo riteneva in grado di sopravvivere da sé), sottolinea come non ci sia alcun tipo di odio, tra preda e predatore. La foca non ha cercato di mangiarlo. Lo ha intimidito, certo, per affermare la sua superiorità, ma non lo ha visto come una preda.
I predatori si nutrono delle loro prede per sopravvivere, né più, né meno.
3

Gli orsi polari
Gli orsi polari vivono sul pack che nell’Artide si mantiene per tutto l’anno, consentendo anche a foche, trichechi e zooplancton di sopravvivere.
Sotto al ghiaccio, trovano casa copepodi e anfipodi che forniscono nutrimento per le balene. Beluga, trichechi e foche dagli anelli si nutrono invece dei livelli intermedi della catena alimentare. L’orso polare, che domina la piramide alimentare, può sopravvivere solo se i livelli sottostanti sono ben nutriti, senza contare che, senza i lastroni di ghiaccio che gli consentono di spostarsi dalla terra ferma, non è in grado di cacciare le foche in maniera efficiente ed è costretto a percorrere molti chilometri a nuoto.
polar_bear_ice_paul_nicklen


Lo scioglimento dei ghiacci
Più del 50% delle Svalbard è ancora ricoperta da ghiacciai, ma la situazione sta cambiando rapidamente, perché le calotte di ghiaccio e i ghiacciai si stanno ritirando e alcuni stanno sparendo del tutto.
Nel periodo intercorso tra le due mie visite all’arcipelago, i cambiamenti sono stati drammatici. Nel 2004 io e la mia guida, Shaun Powell, impiegammo settimane per prendere dimestichezza con la posizione del territorio.
Esplorammo mare e ghiacciai, navigando per fiordi e tracciando una mappa delle aree e dei soggetti che volevo fotografare per un servizio che avrei dovuto realizzare
[…] Ritornammo infine nel 2008 e seguimmo le mie annotazioni […] ma niente sembrava come prima, i riferimenti naturali erano tutti diversi […] quello che doveva essere il nostro ghiacciaio era ancora lì, ma gran parte era già sulla terra e non si estendeva più sul mare.
[…] Eravamo nel punto giusto, solo che i cambiamenti climatici erano arrivati prima di noi. Lo scioglimento aveva fatto arretrare notevolmente il bordo di quello che era un tempo un maestoso e svettante ghiacciaio a picco sul mare della baia.

nicklen-polar-bearLa raccolta si chiude con questa foto. La didascalia riporta Rivolto verso un futuro incerto, un enorme orso polare fa scattare la fotocamera, realizzando un autoscatto, Leifdefjorden, Spitsbergen.

Nel film di cui parlavo prima, Hubie all’inseguimento della pietra verde, data di uscita 1995, ho anche il ricordo di una scena in cui il pinguino Hubie si trova da solo, alla deriva su un blocco di ghiaccio, e la voce narrante dice e venne sballottato lontano, in acque più calde, dove lo attendeva un nemico ancor più pericoloso della foca leopardo: l’uomo”.
Sono passati poco meno di vent’anni dall’ultima volta che l’ho visto ma le parole dovrebbero essere queste, a grandi linee.

Forse non ci accorgiamo più di tanto degli spaventosi cambiamenti climatici a cui il pianeta è soggetto, o forse siamo così assuefatti ai messaggi di allerta della comunità scientifica da non essere in alcun modo scossi dall’enormità di ciò che sta accadendo ai poli (e non solo).
Per chi non lo ricordasse, a Natale di quest’anno, a Rovaniemi, si sono registrate temperature dagli 0 ai 2°C. Siamo davvero convinti che al circolo polare artico ci debba essere una temperatura simile a quella che si registrava qui, nel Nord Italia, una decina di anni fa?

Quando ero bambina io, la sera della vigilia di Natale potevo staccare dei pezzettini di ghiaccio dalle foglie in giardino, pezzi di ghiaccio che conservavano la forma e le nervature delle foglie. Mio fratello, di sei anni più piccolo, non li ha mai visti.
Vogliamo davvero che le generazioni future non possano vedere altro che cemento? Siamo convinti che l’unica neve che vogliamo sia quella sparata dai cannoni?
Nel caso non ve ne fregasse nulla, guardate le foto. Saranno tutto ciò che rimarrà di un pianeta che era e che potrebbe non essere più.

Abbiamo bisogno di una nuova considerazione, più saggia e forse più mistica, degli animali […] Trattiamo gli animali con superiorità per la loro incompletezza, per il loro tragico destino di aver assunto forme così “inferiori” rispetto alle nostre. E in questo sbagliamo, e sbagliamo enormemente. Perché l’animale non deve essere misurato con il metro umano.
In un mondo più antico e definito del nostro, essi si muovono finiti e completi, dotati di un’estensione dei sensi che noi abbiamo perso o non abbiamo mai raggiunto, vivendo circondati da voci che non udiremo mai. Non sono fratelli. Non sono esseri subordinati. Sono altre entità, intrappolate insieme a noi nella rete della vita e del tempo, prigionieri come noi dello splendore e delle sofferenze della Terra. – Henry Beston, The Outermost House

Qui alcuni articoli relativi alla conferenza sul clima tenutasi a Parigi nel 2015:
L’accordo sul clima è pieno di promesse che si possono rimandare
L’accordo sul clima dopo la conferenza di Parigi
Cosa prevede l’accordo sul clima approvato a Parigi
Parigi, l’accordo sul clima spiegato in sei punti
Ulteriori dati e informazioni si possono trovare nel documentario “Una scomoda verità”.

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4 Comments

  1. Ciao Chiara,
    quando hai tempo guarda questo video se non lo conosci…

    Se ti appassiona l’argomento della salvaguardia del nostro povero bistrattato Pianeta dovrebbe piacerti.
    Una buona settimana 🙂

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  2. Incredibile la vita di questo biologo, ci vuole davvero molto coraggio per intraprendere scelte del genere. Non conoscevo le raccolte del National geographic, sicuramente farò anche io qualche acquisto prossimamente! Articolo molto interessante, buona giornata e alla prossima !

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    1. Davvero un coraggio incredibile. Ho vissuto tre giorni nella Lapponia finlandese a una temperatura media di -30°C (dormendo comunque in un albergo riscaldato) e posso assicurare che un freddo così crea un disagio considerevole, soprattutto se devi stare immobile per ore nella neve per avere lo scatto che desideri.
      Le raccolte del National Geographic sono bellissime, soprattutto le monografie, che uniscono reportage di viaggio e foto sensazionali.
      Buona giornata a te! 🙂

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