Gli obiettivi dello scrittore

8613969965_e757955118_oLa scorsa settimana ho parlato degli obiettivi che i personaggi perseguono in una storia.
Come anticipato, si trattava di un articolo parte di una miniserie di due.
Fissati quelli che sono gli obiettivi dei nostri personaggi, rimane da chiedersi: qual è il fine della storia? Perché scriviamo? Cosa vogliamo ottenere?
Gli obiettivi dello scrittore sono importanti tanto quanto quelli dei suoi personaggi.

Qual è il fine della storia?
Partiamo dalla domanda più semplice. Prima di iniziare a narrare una storia, sia essa un romanzo, un racconto o una poesia, è fondamentale chiedersi che cosa si vuole comunicare e quale messaggio si vuole trasmettere al lettore.
Non è necessario addentrarsi in domande altamente filosofiche sulle strutture ultime della realtà. L’importante è capire che, se si vuole scrivere un romanzo d’intrattenimento, ci si rivolge a una fascia di lettori che si aspetta, appunto, una lettura leggera, scorrevole e poco o per nulla impegnata.
Decidere a priori il target della propria storia determina il registro e le tematiche che si andranno a trattare. Non si tratta di limitare la rosa di possibili lettori ma di fornire un prodotto che sia fruibile da almeno una fascia della popolazione.
In LEDE ho deciso di comunicare un messaggio. In molti altre storie, invece, sebbene i miei lettori cavia abbiano voluto trovarci un significato, non c’era alcun messaggio di fondo. Era puro intrattenimento.

Perché scrivo?
Si dice che si scriva per essere letti. Non potendo dare una risposta universale a questa domanda, posso dire perché io scrivo.
Le risposte sono due:

  1. Scrivo per scrivere: in altre parole, scrivo perché mi piace, senza alcuna finalità, nemmeno quella di essere letta. Produco una gran quantità di racconti, circa una decina in un mese, senza contare i capitoli di LEDE e gli articoli del blog. Nessuno di quei racconti è mai stato letto da qualcuno che non fossi io. Li ho scritti perché avevo un’idea e tanta voglia di scrivere.
  2. Scrivo per leggere la storia completa: quando ho una storia che mi ronza in testa, non mi do pace finché non l’ho scritta. Una volta messo tutto nero su bianco, lascio decantare e rileggo il tutto a distanza di qualche settimana. Vedere che tante idee disordinate hanno una forma e possono essere lette è una soddisfazione senza paragoni. Il tutto rimane però nel mio hard-disk. In un certo senso, scrivo per essere letta: da me.

Cosa voglio ottenere?
Anche nel caso di LEDE, scrivo principalmente per vedere la storia completa e per poterla rileggere nella sua interezza. Ci sto lavorando da un anno e mezzo con costanza, rispettando le scadenze che mi sono imposta, quindi è normale che io voglia vedere il lavoro finito.
Più di una volta ho scritto che, con quel romanzo, miro alla pubblicazione.
È vero, mi piacerebbe vederlo pubblicato perché credo nella bontà della mia storia e penso che, con un po’ di sano editing (soprattutto nei primi venti capitoli), potrebbe essere apprezzato da altre persone all’infuori di me e dei lettori cavia.
In questo caso è importante che io mi ricordi che, ogni volta che mi siedo davanti al pc, sto scrivendo con l’eventualità che dei lettori paghino per leggere ciò che ho scritto. Di conseguenza, il lavoro di documentazione e pianificazione è più accurato di quello che svolgo per un testo che non lascerà mai il mio computer.
Ovviamente so che potrei non riuscire a pubblicare tramite editoria tradizionale e non ho ancora deciso se tenterò la strada del self-publishing.
Di certo anche solo l’idea di avere la storia completa in un bel file che posso rileggere quando voglio mi ripagherebbe di tutta la fatica fatta per redigerlo.
Ho alcuni vecchi romanzi fantasy che avevo scritto al solo scopo di poterli leggere e che sono degli abomini dal punto di vista di coerenza e trama. Non importa, non ho mai cercato di propinarli a qualcuno e rileggerli mi fa venire un po’ di tenerezza e nostalgia.
Uno di essi è particolarmente splatter e mi ricorda le serate passate in mansarda, avvolta nello scaldotto, a scrivere nella penombra con le mani gelide per il freddo e la paura autoindotta.

 

Nel vostro caso, qual è il fine delle vostre storie?
Che scriviate narrativa o articoli di blog o altro, perché lo fate?
E che obiettivo cercate di raggiungere con i vostri scritti?

 

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2 Comments

  1. Credo di scrivere per fare sentire meglio chi mi legge, e già qui si presenta il problema: c’è subito uno scopo esterno a me e in gran parte indipendente dalla mia volontà. Ottimo modo per generare frustrazione! A monte, comunque, mi affascina scoprire come procede la storia. Per quanto io possa progettarla, alla fine esce sempre un po’ diversa.

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    1. Scoprire come procede la storia è forse una delle soddisfazioni più belle che mi dà la scrittura 🙂
      I periodi più sofferti, invece, sono quelli che seguono la consegna di un testo ai miei lettori beta. Che il loro giudizio sia positivo o negativo, io rimango comunque scombussolata per giorni…
      Tutto ciò che è indipendente dalla mia volontà genera ansia.

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