Scrivere scene “forti”

5268559005_86539b1164_oOggi vorrei parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore e che fin troppo spesso ha limitato e limita la mia scrittura: l’imbarazzo.
Partendo dal presupposto che un giorno qualcuno leggerà ciò che scrivo, mi viene naturale chiedermi: ma cosa penserà il lettore?
Questa piccola subdola domanda mi fa ogni volta cancellare interi paragrafi.

Gli articoli del blog
Sono i più soggetti ai tagli dettati dall’imbarazzo.
Il tempo che intercorre tra quando scrivo un articolo e quando decido di pubblicarlo è molto breve. Non ho tempo per prendere le distanze da ciò che ho scritto e, prima della pubblicazione, qualche taglio ci scappa sempre.
Quando mi ritrovo a scrivere qualcosa di molto personale su queste pagine, penso a chi leggerà e a che opinione si farà di me. Magari penserà che ho scritto un elenco di banalità, che il mio stile è scialbo o che i contenuti sono poveri. Oppure, peggio ancora, penserà che ho detto un mucchio di scemenze.
Forse alcuni di voi lo pensano davvero, ma non sono certa di volerne avere la conferma.

L’imbarazzo in narrativa
Come saprà chi mi segue da un po’, LEDE è il romanzo fantasy a cui sto lavorando da quasi due anni. Si tratta di una parziale riscrittura di una storia ideata dieci anni fa con l’aggiunta di tutte quelle numerose parti mancanti che all’epoca non ero nemmeno in grado di concepire.
Attualmente ho raggiunto la quota di sessanta capitoli, di cui i primi dieci andranno riscritti a lavoro ultimato, dal momento che sono stati mutilati a causa del mio imbarazzo nei confronti di alcune tematiche che, fino a un anno e mezzo fa, costituivano una sorta di blocco mentale.
Vediamo quali sono state le vittime dell’autocensura.

Scene di violenza o tortura
In passato, scrivendo fanfiction, avevo attraversato una fase splatter in cui descrivevo con dovizia di particolari ogni genere di atroce tortura, poi sono passata al mainstream e la violenza è stata abolita.
In LEDE, mi sono trovata a scrivere e cancellare intere scene di tortura fisica e psicologica, a modificare le azioni di un personaggio per renderle meno crudeli o a edulcorarne il pensiero.
Le descrizioni delle battaglie erano appena accennate e gli interrogatori sembravano una piacevole chiacchierata davanti a un tè coi pasticcini.
In questo caso, si è trattato di riprendere confidenza con un genere che già avevo sperimentato e, nell’arco di qualche capitolo, il problema si è risolto.
Inoltre, gli spunti per creare delle scene di tortura credibili non mancano. La letteratura sull’argomento è molto vasta.

Scene erotiche
Ho sempre avuto stima di quegli autori che riescono a scrivere una scena erotica senza essere volgari o senza cadere nel ridicolo.
In genere, le descrizioni di Ken Follet sono molto naturali. Ho apprezzato soprattutto quelle di Notte sull’acqua e de’I pilastri della terra.
Quelle di Murakami, invece, dipendono dal contesto. Nel romanzo 1Q84 mi hanno disturbata parecchio.
Dal 2009, anno di registrazione su EFP, più volte mi è capitato di leggere fanfiction che contenevano descrizioni di scene erotiche più o meno esplicite. Sulla totalità di quelle lette (almeno una cinquantina) solo due o tre risultavano naturali e piacevoli alla lettura. In altre, invece, i personaggi apparivano come dei manichini e il lato emotivo era del tutto trascurato. Per alcuni anni mi sono classificata in quest’ultima categoria. L’imbarazzo e la paura di cadere nel ridicolo mi bloccavano e mi spingevano a cancellare interi paragrafi che avrebbero reso la scena più completa e che avrebbero dato vita ai personaggi.
In LEDE, per esigenze di caratterizzazione di un personaggio in particolare, ho dovuto operare un salto di qualità nella descrizione di scene erotiche. In base alle narrazioni passate, credevo sarebbe stato più difficile invece, superato lo scoglio del “non ho intenzione di parlarne”, ho raggiunto un livello accettabile.

Bando all’imbarazzo
L’imbarazzo nella scrittura non mi ha mai portato alcun beneficio.
Se le azioni di un personaggio sono malvagie, non ha senso che io le alteri perché temo il giudizio che il lettore potrebbe esprimere sulla mia persona.
Quando leggo scene violente o erotiche in un libro, non m’importa di cos’ha pensato l’autore o di che tipo di persona può essere per aver immaginato certe situazioni.
Leggo e basta e mi lascio coinvolgere dalla storia.
Nel blogging, al momento, non riesco ancora a impedirmi di censurare interi paragrafi. Il terrore che il lettore possa farsi una pessima opinione su di me è sempre in agguato.
In narrativa, invece, non me ne preoccupo più ed evito di ingabbiare le idee in paure che sono soltanto mie. Le mie lettrici cavia non hanno mai espresso pareri su di me ma solo sui miei personaggi.


Da scrittori, non vi capita mai di sentirvi in imbarazzo per ciò che scrivete? Se sì, come vi regolate? Riuscite a liberarvi dalla gabbia?
Da lettori, tendete a identificare il pensiero dell’autore con quello dei suoi personaggi o vi lasciate coinvolgere dalla storia e non ve ne preoccupate?

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9 Comments

  1. Ciao Chiara,
    personalmente quando leggo mi appassiono alla storia e ai personaggi ben caratterizzati e che si muovono di energia propria… non penso a chi, creatore/autore, tira i fili e crea situazioni.
    Penso che l’autore si diverta a scrivere anche e forse proprio quando può mettere in scena personaggi diversi da se stesso e dal suo solito modus operandi.
    In fondo chi di noi non si è mai interrogato sul: cosa farei io in quel frangente? Cosa direi se fossi lì?
    Come avrei agito se mi fosse successo tutto questo? Se tornassi indietro e rivivessi quella situazione come mi piacerebbe che fosse andata?
    Credo proprio che il bello per chi racconta sia poter inventare una realtà diversa dal vissuto…
    Io come sai leggo molto ma non scrivo… eppure chi mi frequenta spesso mi riprende sostenendo che i miei ricordi sono fallati… chi ha condiviso con me quel certo episodio che sto ricordando mi dice che le cose non sono proprio andate così come io le ricordo…
    forse inconsciamente c’è propria questa volontà di giocare con le situazioni che mi porta a distorcere la realtà… chissà…
    Sentiti libera di scrivere, sii autentica e soprattutto gioca e divertiti con la tua scrittura.
    🙂

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    1. Ciao Mary,
      credo anch’io che, in un romanzo, l’autore dovrebbe tendere a sparire, anche se ci sono casi in cui gli espedienti narrativi utilizzati prevedono l’entrata in scena dell’autore stesso (ad esempio, “La donna del tenente francese”).
      Penso che l’imbarazzo nella scrittura sia solo un timore dell’autore, un blocco mentale che si può sciogliere col tempo.
      Per quanto riguarda i falsi ricordi, ci sono talmente tante casistiche differenti, alla base della loro genesi, che è molto difficile comprendere perché ricordi reali vengano immagazzinati già alterati.
      In genere è una cosa che non sperimento, tendo ad avere dei ricordi abbastanza nitidi e dettagliati 😉

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  2. Credo di aver superato da un pezzo la fase dell’imbarazzo, sia sul blog sia nella scrittura. Esiste una domanda di rito per superare questo problema: questa scena serve davvero? è funzionale alla trama? Se la risposta è sì, si scrive pensando che è necessaria al romanzo. Se la risposta è no, si cercano soluzioni alternative.

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    1. Mi sembra un’ottima domanda da porsi per sconfiggere l’imbarazzo.
      Alla fine, se è necessario scrivere una certa scena (a prescindere da quanto possa essere scomoda o imbarazzante per l’autore), non c’è via d’uscita 😉

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      1. Dannata tastiera del cellulare.. intendevo dire che concordo pur non essendo nemmeno lontanamente uno scrittore. Chiara abbi fiducia e buttati ! Dai che lo vogliamo leggere sto romanzo ^^

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        1. Secondo il principio che “scrittore è colui che scrive”, lo sei anche tu 😉
          Detto questo, preferisco definirmi “aspirante scribacchina”.
          Comunque, con mooolta calma, ho lentamente preso confidenza con le scene più ostiche da scrivere. Vedo la fine della seconda parte (lontana, ma la vedo).
          Spero di riuscire a rispettare la scadenza che mi ero prefissata per settembre 2017 🙂

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  3. Di questo argomento ne avevamo parlato tempo fa, a proposito di un esercizio di scrittura legato ai “tabù” dello scrittore (l’imbarazzo deriva dall’oltrepassare un proprio tabù). Personalmente mi sono smarcata dal tabù di scrivere una scena di morte, in particolare per annegamento (che mi è costato parecchio scrivere) e quella di scrivere una scena di sesso (il tabù non è nella scrittura, ma nella pubblicazione). La seconda mi è servita per “respirare” dalla prima. L’accoppiata è poi servita a rispondere alla fatidica domanda: “Ma è in qualche modo autobiografico?” (loro intendevano la scena erotica) ed io “Secondo te sono annegata?” 😛

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    1. Mi piace questa risposta, me la segno! 😉
      Non vorrei mai che un giorno qualcuno pensasse che ci sia qualcosa di autobiografico nella descrizione di una certa “gentil” fanciulla della mia storia…
      Una scena che mi è costata molta fatica nel descriverla è stata una lenta disidratazione. L’ho sofferta fisicamente.
      Mentre per le scene di sesso, anche nel mio caso, il tabù sta nella pubblicazione.

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