Toscana (prima parte)

copertinap1Per quest’estate volevo una vacanza tranquilla che non richiedesse troppe ore di guida e che mi consentisse di rilassarmi.
Alla fine, son tornata contenta e rilassata, mentre non credo di poter dire di aver mantenuto appieno il proposito dei “pochi chilometri”.
Intendiamoci, ho fatto viaggi in auto molto più lunghi, ma non ero io l’autista e, per quanto mi piaccia guidare e abbia un navigatore a disposizione, viaggiare su strade che non conosco mi crea sempre un po’ d’ansia.

La partenza
Siamo partiti, con meta San Gimignano, il 19 agosto alle 5 della mattina e il mio ragazzo, loquace compagno di viaggio, mi ha tenuto compagnia per circa 200 km con un leggero russare di sottofondo. E dire che si era lamentato che il mio cd di Cesare Cremonini non gli conciliava il sonno…
Ci siamo fermati nell’area di servizio Secchia per fare colazione, dove speravo di prendere la fantastica focaccia di Eataly che avevo mangiato a luglio nel viaggio di andata per la festa dell’unicorno.
Purtroppo era finita, così ho fatto colazione con una barretta di cioccolato modicano classico e una bottiglietta di tè al limone. Poco male, andava bene uguale.
Il mio ragazzo si è svegliato per mangiare cappuccio e brioches e poi si è rimesso a dormire (dopo aver spento il cd).

San Gimignano
vistabalconeAvevamo prenotato un appartamento per 11 notti a qualche chilometro dal centro di San Gimignano. Era un appartamento carino, si chiamava “Il crinale” ed era diviso in zona soggiorno con angolo cottura, bagno e camera matrimoniale con un grazioso balconcino con vista sulle colline e sulle torri di San Gimignano.
Il giorno del nostro arrivo non abbiamo fatto molto, eccetto un po’ di spesa, e abbiamo visitato il centro paese solo il giorno successivo.
Ci ero già stata alcuni anni fa, è un borgo carino, in cui è piacevole passeggiare tra torri, edifici storici e atelier di artisti locali. C’è anche un bellissimo punto panoramico che merita un paio di foto.
sangimignano1È un borgo molto turistico, i parcheggi vicini alle mura si esauriscono in fretta e i prezzi offerti dai negozietti di alimentari non sono proprio convenienti. In ogni caso, merita una visita.
Quando siamo tornati durante il nostro ultimo giorno di vacanza, il 29 di agosto, c’era molta meno gente, le vie erano più tranquille e l’atmosfera era meno caotica e più rilassante.

Sentierelsa
sentierelsaNel pomeriggio del 20 agosto, dopo aver lasciato San Gimignano, ci siamo diretti a Colle Val d’Elsa, con l’intenzione di imboccare il Sentierelsa, un percorso di circa 4 km che parte da Colle Val d’Elsa, sotto al ponte di San Marziale, e conduce fino alla località di Ponte di Spugna.
Quel giorno faceva davvero molto caldo e l’umidità lungo il fiume non aiutava, per cui ne abbiamo percorso soltanto un tratto di circa 1,5 km.
L’indicazione d’inizio del sentiero rispetto al Ponte di San Marziale riportata sul sito della pro loco di Colle Val d’Elsa non viene localizzata da Google Maps, per cui consiglio di impostare Parrocchia San Marziale. Arrivando da San Gimignano, conviene lasciare la macchina prima del ponte, dove ci sono molti parcheggi gratuiti, e attraversare a piedi.
Non molto visibile, a lato del ponte, c’è un cartello che indica l’inizio del percorso.
Da quel momento in avanti, il sentiero sarà sempre ben segnalato.

diborraco2Si tratta di una passeggiata tranquilla, in mezzo agli alberi e accanto alle acque azzurre dell’Elsa, che danno vita alla cascata del Diborrato, un salto di diversi metri in una bellissima vasca naturale scavata dall’acqua.
C’erano alcuni pescatori e un paio di gruppi di ragazzi che si rilassavano all’ombra leggendo un libro o chiacchierando.
Se non fa troppo caldo, è il luogo ideale in cui fare un pic-nic senza avere troppa gente intorno (c’è anche un’area attrezzata con dei tavolini collocata a qualche centinaio di metri dall’inizio del sentiero).
aironesentierelsaAlcuni cartelli segnalano attraversamenti pericolosi. In realtà, anche se il sentiero si snoda tra ponti di legno e attraversamenti su rocce, rimane comunque alla portata di tutti (o almeno lo è il chilometro e mezzo che abbiamo percorso). Nonostante qualcuno le avesse indosso, sconsiglio le infradito e le ciabatte in generale, visto che comunque ci sono dei tratti a gradini sconnessi non proprio agevoli da scendere senza un paio di scarpe da tennis o sandali robusti.

Volterra
Il 21 agosto siamo andati a Volterra. Di solito mi piace andarci per visitare i negozietti di alabastro e fare una passeggiata tra le vie del centro storico, andando dalla piazza dei Priori alla Fortezza Medicea. volterraInvece, ci siamo accorti subito che c’era un po’ troppa gente per essere una normale domenica di agosto. A parte l’esserci infilati in una strada chiusa non segnalata così stretta da sembrare un senso unico, per un incredibile colpo di fortuna, abbiamo trovato posto (l’ultimo!) in un parcheggio sotterraneo proprio davanti all’ingresso delle mura.
Entrando in città abbiamo subito scoperto la ragione di tanto affollamento: c’era una festa medievale!
Visto che per accedere a parte della città occorreva il braccialetto della festa, abbiamo pagato il biglietto (10 euro a testa) e siamo entrati. Abbiamo subito cercato il banco di cambio, perché la valuta corrente era il grosso volterrano.
volterra1La festa era molto carina, c’erano tanti figuranti seduti alle bancarelle che riproducevano i mestieri dell’epoca. Abbiamo assistito alla sfilata per le vie del centro, fino alla piazza dei Priori, dove si è tenuta un’esibizione di sbandieratori.
Verso l’ora di pranzo siamo saliti fino alla fortezza. Lì ho mangiato tre arrosticini e, per la prima volta nella mia vita, ho trovato una bancarella che vendeva frutta. Un euro per cinque fichi, così ho fatto doppio giro. Ho preso anche dell’uva. Il mio ragazzo si è dato all’ippocrasso, mentre io, eccetto un sorso d’assaggio, mi sono mantenuta sulla classica bottiglietta di acqua naturale.
Dopo alcuni mesi di fermo, a causa di un problema a una mano, ne ho approfittato per riprendere a tirare con l’arco, con la differenza che era un arco storico.
volterra2Da alcuni anni faccio parte della divisione FITARCO di arco nudo, quindi senza mirino, clicker e stabilizzatore. L’obiettivo del tiro alla targa è di perfezionare il tiro sulle distanze di gara ripetendo un movimento preciso e sempre uguale. Più la rosa delle frecce sul paglione è stretta e centrata, migliore è la tecnica. Il pavimento su cui appoggiano i piedi è piano e la targa si trova allineata all’arciere. La mira si prende allineando la freccia all’occhio.
Nel caso dell’arco storico, invece, si tratta di un tiro istintivo. Non c’è mira. La mano che impugna l’arco è tutto ciò che mi è stato concesso di usare per determinare la traiettoria. Inoltre, il suolo su cui appoggiavo era irregolare, con sassi, rami e foglie e io mi trovavo in una posizione leggermente sopraelevata rispetto a quella del paglione.
Nel complesso non me la sono cavata male, anche se ho il sospetto di aver mirato come al solito.
Alla fine ce ne siamo andati sazi e contenti e il mio ragazzo mi ha anche regalato una coroncina di paglia e fiori.

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4 Comments

  1. Ciao Chiara, bel resoconto e ottima scelta per gli itinerari! La mia ragazza sta vicino a San Gimignano, purtroppo però non abbiamo quasi mai il tempo per poter fare un bel tour come si deve. Spero proprio di riuscire a trasferirmi presto da quelle parti, anche se qui in Romagna non stiamo messi affatto male, specialmente nell’entroterra.

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    1. L’entroterra romagnolo a me piace moltissimo. Ci ho fatto un paio di vacanze. Nella prima, alloggiavo a Brisighella (un borgo bellissimo, soprattutto la via degli asini e la passeggiata che passa dalla rocca). Da lì, ho visitato anche Ferrara e Comacchio (oltre a un paio di tappe spiaggia a Cervia).
      Nella seconda, alloggiavo a Sala Bolognese e avevo l’intenzione di visitare Dozza, che dovrebbe stare al confine tra Emilia e Romagna. Ho qualche difficoltà a individuare il confine, i miei zii (romagnoli) mi fucilerebbero per questo (e non solo loro!).
      Comunque, ho mancato Dozza di una quarantina di chilometri verso sud e ho vagato nell’entroterra romagnolo per un paio d’ore. Quando sono arrivata a Dozza, tutti i ristoranti erano pieni, per cui ho ripreso a vagare finché non ho trovato un fantastico ristorante (sono un’estimatrice della pasta fresca) 🙂

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