Dialoghi e punti di vista

chatIn questo periodo, sto facendo un editing intensivo dei primi capitoli di LEDE.
Forse parlare di primi capitoli è un po’ improprio, visto che si tratta di 50 capitoli su 139 attuali, ma sorvoliamo su questi dettagli.

In questo caso, l’editing non ha riguardato la struttura interna ai capitoli, eventuali incongruenze o un eccesso di raccontato come nelle revisioni precedenti.
È stato invece un editing mirato al miglioramento dei dialoghi. In generale, anche mentre scrivo, i dialoghi sono la parte che modifico più di frequente, affinché risultino verosimili e non noiosi.

P1: «Ciao.»
P2: «Ciao.»
P1: «Come stai?»
P2: «Bene. Tu?»
P1: «Bene.»

Verosimile? Sì. Noioso? Pure.

Non mi piacciono quei dialoghi in cui l’autore, mettendo in bocca al personaggio parole che non direbbe mai, ammicca al lettore.

P1: «Devo mettere la farina nella marmitta?»
P2: «Certo. Anche un apprendista pasticcere come te sa che nella torta ci vuole la farina.»

Nel fare questa revisione mi sono accorta anche delle differenze di registro che intercorrono tra un personaggio e l’altro.

Nei primi capitoli parlavano tutti più o meno allo stesso modo. Stessi costrutti, stesso livello di introspezione e autoanalisi e stesso livello di correttezza lessicale.
Nella realtà non è così.
Tra un bambino, un generale, un regnante, un ministro e uno schiavo analfabeta intercorrono delle differenze sostanziali nel modo di esprimersi e anche di pensare.
I capitoli di LEDE sono scritti in terza persona immersiva, cioè dal punto di vista di un solo personaggio per l’intero capitolo o paragrafo, se il capitolo è suddiviso in sottoparagrafi.

Giulia si affacciò alla finestra. Le tende nuove nell’appartamento di fronte erano di uno sgradevole colore verde acido con delle ridicole frange rosa.

Il punto di vista, anche quando vengono descritte le tende del vicino, è quello di Giulia. È ovvio che chiunque ha comprato e appeso quelle tende ne ha apprezzato il colore e le frange.
Questo è ciò che s’intende con terza persona immersiva quindi, sotto questo punto di vista, anche l’analisi del contesto da parte del personaggio cambia a seconda del suo vissuto e della sua formazione, così come cambia la terminologia in uso nel capitolo.

Nel caso specifico di LEDE, ci sono capitoli che ormai ho revisionato una cinquantina di volte, perché il personaggio che ne costituisce il punto di vista narrativo ha una padronanza linguistica di molto superiore alla media, conseguente alla sua formazione scolastica e anche al suo vissuto, che lo ha spinto a cercare di raggiungere sempre l’eccellenza, almeno negli ambiti di suo interesse, come forma di riscatto all’onta che pesa sul suo nome.
Altri capitoli, invece, si scrivono in fretta e con poca fatica a livello di ricercatezza lessicale. C’è un personaggio a cui è concesso utilizzare termini quali “pippone” o “piagnone”. Dal suo punto di vista, ogni analisi dei fatti e della realtà è soggetta a pregiudizio, a una totale mancanza di conoscenza e anche a un disinteresse per il prossimo. Sono capitoli semplici, non devo soffermarmi a riflettere troppo sui suoi interlocutori. Il personaggio non lo fa e io nemmeno.
Poi ci sono i capitoli impegnativi da un punto di vista morale.
Le azioni di un personaggio di LEDE in particolare sono totalmente lontane da me.
Quando mi trovo a narrare le sue “gesta”, mi costringo a non farmi alcuno scrupolo e a non giudicare ciò che scrivo come perverso. Quel personaggio non ipotizza nemmeno che le sue azioni possano essere sbagliate e quindi io non devo farlo.

Inoltre, ho scelto di numerare i capitoli con un numero progressivo, senza titoli e senza nulla che indichi quale sia il punto di vista dominante.
Questo significa che devo rendere chiaro al lettore quale sarà il suo punto di riferimento per tutto il capitolo senza mai dichiararlo esplicitamente.

A me non piace quando l’autore scrive quale sarà il punto di vista del capitolo che mi appresto a leggere.
Spezza la sospensione dell’incredulità e mi dà fastidio, pertanto ho deciso di non farlo.

Voi apprezzate l’indicazione del punto di vista?
E cosa ne pensate dei dialoghi?
Vi accorgete quando sono forzati o non in linea con la caratterizzazione del personaggio?

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